Garlasco, la procura chiude il caso sull’impronta 33: «Nessun accertamento possibile»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Pavia ha respinto la richiesta di incidente probatorio avanzata dai legali della famiglia di Chiara Poggi, che chiedevano nuove analisi sull’ormai celebre "impronta 33", rinvenuta sulla parete delle scale della villetta di Garlasco dove la ragazza, allora ventunenne, fu trovata senza vita il 13 agosto 2007. Secondo il provvedimento, visionato dall’Adnkronos, l’intonaco prelevato in corrispondenza della traccia è «interamente utilizzato», rendendo impossibile ulteriori esami biologici.

La decisione, depositata lo scorso 2 luglio ma resa nota solo ora, arriva mentre la difesa di Alberto Stasi – unico condannato per l’omicidio, sebbene la vicenda giudiziaria abbia conosciuto alterne fasi – si appresta a presentare una consulenza tecnica che proverebbe, secondo le sue tesi, la presenza di sangue sull’impronta. Un’ipotesi che la procura sembra però escludere in modo netto, chiudendo di fatto un capitolo che per anni ha alimentato polemiche e teorie alternative.

L’impronta, al centro di numerose perizie contraddittorie, era stata inizialmente attribuita a una mano destra, con alcuni esperti che ne avevano ipotizzato la contaminazione ematica. Tuttavia, le indagini successive non hanno mai confermato in modo inequivocabile tale supposizione, lasciando spazio a interpretazioni difformi. La famiglia Poggi, convinta che quel segno potesse condurre a nuovi sviluppi nell’inchiesta, aveva insistito per ulteriori verifiche, ma la magistratura ha ora posto un limite alle possibilità investigative.

Stasi, la cui condanna è stata confermata in appello e in Cassazione, ha sempre proclamato la propria innocenza, legando la sua vicenda a quella di Andrea Sempio, altro nome più volte affiorato nelle indagini. La difesa, che punta a dimostrare incongruenze nelle prove, ha trovato nell’impronta 33 uno dei cardini della propria strategia, ma l’ultimo pronunciamento della procura rischia di indebolirne le argomentazioni.

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