Salvini e Tajani sull'aumento delle spese militari: priorità alla sicurezza interna, ma l'Italia chiede flessibilità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Matteo Salvini, intervenendo a margine di un evento organizzato da Assoimmobiliare, ha ribadito la posizione della Lega sull’aumento dei fondi per la difesa, sottolineando però che l’obiettivo dev’essere la sicurezza nazionale, non progetti europei. «Siamo favorevoli a nuovi uomini e mezzi per proteggere i confini», ha detto il vicepremier, «ma escludiamo qualsiasi ipotesi di esercito comune Ue o di debiti condivisi per acquistare armamenti». Salvini ha citato il ponte sullo Stretto – definendolo «strategico» – come esempio di infrastruttura prioritaria, accanto al potenziamento delle forze dell’ordine.

Il contesto, del resto, è quello di un’Europa che sta accelerando sul riarmo. Nel 2024, gli Stati membri hanno destinato alla difesa 315 miliardi, pari all’1,9% del Pil comunitario, con previsioni di crescita nei prossimi anni. Una tendenza trainata dall’aggressione russa in Ucraina, dalle richieste della Nato e dalle tensioni ai confini orientali. Ma se Bruxelles spinge per una maggiore integrazione militare, Roma – pur concordando sulla necessità di investire – avanza riserve.

Antonio Tajani, durante la riunione ministeriale del formato Weimar + a Villa Madama, ha espresso la posizione italiana: «Siamo d’accordo sull’incremento delle spese, ma servono tempi più lunghi e criteri flessibili». Il ministro degli Esteri ha fatto riferimento all’obiettivo del 2% del Pil richiesto dall’Alleanza Atlantica, rimarcando che l’Italia non intende sottoscrivere impegni insostenibili. «Primo del vertice dell’Aja troveremo un’intesa», ha aggiunto, lasciando intendere che i negoziati sono ancora aperti.

Intanto, la Commissione europea lavora a misure per facilitare lo spostamento di truppe e mezzi militari tra i Paesi membri. La commissaria Kaja Kallas ha definito la mobilità «fondamentale per la nostra sicurezza», sottolineando che permetterà di «intervenire rapidamente dove serve». Un tema che, se da un lato rafforzerebbe la cooperazione, dall’altro riaccende il dibattito sulla sovranità nazionale – proprio mentre Salvini insiste sul fatto che «la difesa degli italiani si fa in Italia».

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