La seconda tappa della Coppi e Bartali, tra Pianura Padana e raffiche di vento
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Redazione Sport
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La carovana della Settimana Internazionale Coppi e Bartali ha preso il via questa mattina da via Piermarini, a Lodi, per la seconda frazione di 158 chilometri che riporta il grande ciclismo professionistico nel Lodigiano dopo il via inaugurale di ieri nelle Langhe. Una tappa, quella con arrivo a Massalengo, che il percorso disegnato per gli atleti consegna nelle mani dei velocisti pur nascondendo, nelle pieghe della pianura e nelle brevi incursioni collinari dell’Oltrepò Pavese, un potenziale fattore di selezione spesso sottovalutato in questa fase di gara: il vento.
Le raffiche, con intensità prevista fino a 35 chilometri orari secondo le rilevazioni meteo, hanno subito acceso un campanello d’allarme tra gli addetti ai lavori. A pochi minuti dal via ufficiale, il giovane Lorenzo Finn – intervenuto ai microfoni di Tuttobiciweb – ha delineato la strategia della sua formazione, la Red Bull Bora, senza nascondere le insidie della giornata. «Credo che il vento renderà la tappa molto nervosa», ha spiegato il corridore azzurro, confermando come le gerarchie interne alla squadra siano già chiare: «Noi abbiamo Magagnotti e Van Poppel come uomini veloci e lavoreremo per loro». Una dichiarazione che testimonia l’attenzione con cui il team tedesco, forte di un parco uomini di primissimo piano, intende gestire un arrivo che sulla carta sembra destinato alla volata di gruppo.
Un tracciato in tre atti tra Lodi, le colline e il ritorno in pianura
La frazione odierna si sviluppa attraverso un percorso suddivisibile in tre tronconi ben distinti, una conformazione che impone ai corridori un continuo cambio di ritmo. Dopo l’uscita dal capoluogo lodigiano, il gruppo ha affrontato i primi chilometri completamente pianeggianti, attraversando centri come Borghetto Lodigiano, Livraga e San Martino in Strada prima di varcare il confine con la provincia di Pavia. È proprio nell’Oltrepò Pavese, raggiunto attraverso Miradolo Terme e Santa Cristina, che il tracciato cambia volto: il circuito collinare, con passaggi ripetuti su Montù Beccaria, Canneto Pavese e Broni, ha introdotto le prime asperità di giornata.
I passaggi chiave della corsa, in termini di possibili attacchi o di controllo da parte del gruppo, si sono concentrati proprio su queste due ascese di terza categoria. Il Gran Premio della Montagna di Montù Beccaria, posizionato al chilometro 54,1, e il successivo di Canneto Pavese (77,7 km) hanno rappresentato non solo un’opportunità per la classifica scalatori, ma anche un banco di prova per le gambe dei big in ottica classifica generale. Sebbene la conformazione altimetrica presenti una difficoltà contenuta – il profilo di giornata registra un punteggio di soli 45 punti su una scala che rende questa frazione la più semplice dell’intera competizione – la possibilità di vedere formarsi dei ventagli o delle selezioni è rimasta concreta per tutta la fase centrale.
La gestione della fuga e il controllo esercitato dalla Ineos Grenadiers
L’evoluzione tattica della corsa ha seguito le previsioni della vigilia. Subito dopo il via, si è costituita una fuga composta da quattro corridori, ai quali il gruppo principale ha inizialmente concesso un margine che ha oscillato intorno ai tre minuti di vantaggio. Un margine, questo, costantemente monitorato dalle squadre dei velocisti, consapevoli che un’eccessiva dilazione avrebbe potuto compromettere la volata finale.
Sul fronte del controllo, la Ineos Grenadiers ha assunto una posizione di primo piano al comando del plotone. Una scelta strategica dettata dalla presenza in classifica di Axel Laurance, il giovane transalpino che ieri si è imposto a Barolo con una progressione potente negli ultimi quattrocento metri, conquistando la prima maglia blu di capoclassifica. La formazione britannica, schierando oggi Andrew August tra le sue punte, ha mostrato una chiara volontà di proteggere il primato del proprio leader, gestendo il ritmo per tenere sotto controllo gli attacchi e preservare le energie in vista di un epilogo che, a questo punto, sembra destinato a risolversi in una volata di gruppo. Dopo cento chilometri percorsi, il margine dei battistrada ha subito una progressiva riduzione, scendendo sotto i tre minuti, con il gruppo che ha iniziato ad affilare le armi per la resa dei conti finale.
Un evento itinerante che celebra la tradizione attraversando il Nord Italia
Questa edizione della Settimana Internazionale Coppi e Bartali, giunta alla sua quarantunesima edizione, rappresenta una novità significativa nel panorama delle corse a tappe italiane. L’evento, organizzato dal Gruppo Sportivo Emilia e inserito nel calendario della Coppa Italia delle Regioni, ha abbandonato la tradizionale cornice romagnola per abbracciare un format itinerante che tocca quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Dopo il via di ieri da Barbaresco e la tappa odierna nel Lodigiano, la corsa proseguirà domani con la frazione da Erbusco a Iseo, prima di spostarsi in Veneto per la Ponte di Piave-Valdobbiadene e concludersi domenica a Gemona del Friuli.
Il passaggio della corsa, che si inserisce in un progetto più ampio di valorizzazione dei territori e di promozione del ciclismo come strumento di coesione sociale, ha richiesto una complessa macchina organizzativa. In provincia di Treviso, ad esempio, sono già state predisposte modifiche alla viabilità per consentire il transito in sicurezza della quarta tappa sabato 28 marzo, con la sospensione della circolazione veicolare prevista nella fascia oraria tra le 11.45 e le 12.15 lungo il tracciato che da Ponte di Piave porterà i corridori a Valdobbiadene. Un impegno logistico che sottolinea l’importanza di una manifestazione capace di unire il valore sportivo a quello della promozione del territorio.




