L'agente di Rogoredo e l'omicidio volontario: l'autopsia e i test balistici per ricostruire i 30 metri fatali
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Redazione Interno
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La vicenda, che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati per omicidio volontario dell'assistente capo che ha ucciso con un colpo di pistola Abderrahim Mansour, ha scatenato reazioni nette. Da una parte, il legale dell'agente ha dichiarato che "abbiamo fatto il nostro dovere", ribadendo come non si possa bollare come sospetto chi stava semplicemente operando in servizio, una posizione che ha trovato eco nelle parole di alcuni commentatori. Dall'altra, il capo d'accusa, ritenuto insolito in simili circostanze dove spesso si parla di eccesso colposo, grava sull'uomo, la cui posizione giudiziaria rimane in bilico mentre le indagini, per nulla semplici, vanno avanti.
I capisaldi dell'inchiesta
Gli investigatori, sebbene debbano ancora definire l'intera dinamica dello scontro avvenuto nel boschetto alla periferia di Milano, lavorano su alcuni elementi già acquisiti. Tra questi, fondamentale è la distanza tra il poliziotto, in forza al commissariato Mecenate, e il ventottenne marocchino, noto come Zack e ritenuto parte di un clan dedito allo spaccio nell'ex "bosco della droga". Dai primi rilievi, i due non erano a contatto ma separati da un ampio spazio, stimabile tra i venti e i trenta metri, una valutazione supportata proprio dall'effetto del proiettile, che si è conficcato nel cranio della vittima senza trapassarlo.
Il cruciale appuntamento dell'autopsia
Martedì, il di Mansour sarà sottoposto a esame autoptico sotto la direzione di Cristina Cattaneo, anatomo-patologa forense di fama. L'obiettivo di questa procedura, il cui esito dovrà essere incrociato con future consulenze tecniche, è duplice: stabilire con maggiore precisione la distanza di fuoco e contribuire a chiarire la sequenza dei fatti. La ricostruzione, che non può prescindere dai dati materiali, punta a fare luce su un episodio i cui dettagli operativi restano ancora da definire in sede giudiziaria.
La simulazione balistica per ricreare la scena
Proprio per accertare le condizioni in cui avvenne lo sparo, gli accertamenti potrebbero includere un test empirico. Si tratterebbe di simulare il colpo, partendo da diverse distanze e ricreando le medesime condizioni di visibilità del tardo pomeriggio di quel lunedì. Un solo bossolo è stato rinvenuto, così come un caricatore ancora pieno e un colpo in canna, dati che, insieme al proiettile recuperato, concorreranno a formare il quadro probatorio. L'esito di queste verifiche tecniche sarà determinante per valutare la fondatezza dell'ipotesi accusatoria, mentre l'agente attende di conoscere il proprio destino.




