I dazi scuotono Wall Street, mentre i mercati temono la recessione
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Redazione Economia
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Milano – Le Borse globali, dopo aver perso oltre 1.200 miliardi di capitalizzazione in due sedute, sono ancora in bilico. L’annuncio dei dazi reciproci tra Stati Uniti e Cina ha innescato un terremoto finanziario, lasciando gli investitori in attesa di capire quale sarà la prossima mossa nella guerra commerciale. Wall Street, che aveva accumulato un anno di rally, si è ritrovata a fare i conti con un crollo improvviso, mentre gli analisti – quelli di Jp Morgan in testa – avvertono: programmare nuove Ipo o raccolte fondi diventa quasi impossibile senza mettere in conto una recessione.
A pesare, in particolare, è l’incertezza che grava sui settori più esposti. A Piazza Affari, dove le banche trainano l’indice generale, il tonfo è stato netto. E se Scott Bessent, storico finanziere legato a George Soros, ha escluso per ora il rischio recessione, il livello di allerta tra i big della finanza è altissimo. Il suo telefono, dicono i ben informati, squilla in continuazione, e c’è chi scommette che potrebbe lasciare il suo ruolo a breve.
Intanto, Donald Trump rientra alla Casa Bianca dopo il weekend a Mar-a-Lago senza mostrare cedimenti: la sua ricetta, quella dei dazi globali, resta immutata, nonostante le critiche e i timori degli economisti. Lui la chiama "rivoluzione economica", ma i numeri raccontano un’altra storia. I fondi d’investimento, le società di private equity e le grandi banche d’affari sono sotto shock, mentre il mercato azionario oscilla tra timidi rimbalzi e nuove perdite.




