La Global Sumud Flotilla raddoppia la sua flotta e si prepara a salpare da Siracusa per Gaza
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Redazione Interno
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È notte fonda, nel porto Xiphonia di Augusta, quando il rumore dei motori delle trentotto imbarcazioni giunte dalla Spagna si spegne definitivamente, mescolandosi al leggero sciabordio delle acque siciliane. Quelle barche, arrivate nella serata del 22 aprile, non sono semplici natanti: formano la spina dorsale di una missione che, a detta degli stessi organizzatori, rappresenta l’operazione navale di disobbedienza civile più imponente mai tentata verso la Striscia di Gaza. Le trentotto si uniscono alle venticinque italiane già ormeggiate nel Siracusano, portando il numero complessivo delle imbarcazioni coinvolte a oltre sessanta. Un centinaio, in realtà, è il totale delle navi che, tra quelle salpate e quelle pronte a farlo, compongono questa flotta eterogenea – un mosaico di volontari, attivisti e marittimi – a bordo della quale viaggiano circa mille persone.
Un’alleanza navale tra Spagna e Sicilia per aggirare il blocco
La nuova missione della Global Sumud Flotilla, la seconda dopo quella precedente che aveva già tentato di forzare le restrizioni navali imposte da Israele, si prepara dunque a lasciare il porto di Augusta. La partenza, prevista per venerdì 24 aprile, potrebbe tuttavia slittare al weekend: questioni logistiche e di allineamento tra le diverse imbarcazioni impongono una certa flessibilità. Nel frattempo, è già stato pianificato il trasferimento di una quindicina di barche verso Siracusa, dove dovrebbero ormeggiare nella giornata odierna. Altre resteranno al largo, inclusa quella di Greenpeace, mentre qualche imbarcazione – si parla di lavori urgenti di manutenzione – rimarrà ferma ad Augusta per mettere a punto i motori e le attrezzature prima del lungo viaggio verso la Striscia.
Una flotta unificata e ampliata: il doppio della precedente missione
Circa cento le navi che si stanno dirigendo verso Gaza, un dato che gli attivisti della flottiglia non esitano a definire storico. Se la missione precedente aveva già rappresentato un tentativo coraggioso di rompere quello che viene definito il “blocco illegale”, questa nuova spedizione ne costituisce l’evoluzione quantitativa e simbolica: il doppio delle imbarcazioni e delle persone coinvolte, un dispiegamento di forze che intende sfidare apertamente le restrizioni marittime imposte dalle autorità israeliane. La Global Sumud Flotilla, del resto, non ha mai nascosto i propri obiettivi: portare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, aggirare i blocchi navali e denunciare quella che definisce una “complicità nelle guerre imperialiste e genocide”.
L’attracco a Siracusa e lo scalo tecnico prima del largo
Oggi, gran parte della flotta si sposterà verso il porto di Siracusa, dove le barche troveranno momentaneo rifugio prima della partenza definitiva. Non tutte, però, potranno attraccare: alcune rimarranno al largo, in attesa del segnale per salpare. La presenza di Greenpeace, con la propria imbarcazione simbolicamente tenuta fuori dal molo, suggerisce una strategia di posizionamento studiata per preservare la mobilità e la reattività della flotta. Intanto, ad Augusta restano quelle barche che necessitano di interventi tecnici, un contrattempo che gli organizzatori gestiscono senza particolare ansia, consapevoli che la finestra di partenza rimane aperta fino al weekend. La formazione della flotta unificata – spagnola e italiana insieme – segna l’inizio di una nuova fase dell’operazione, quella in cui il viaggio verso Gaza diventa una rotta concreta e non più solo un annuncio.




