Caso Minetti, la massaggiatrice ritratta e la procura chiude: “Mai visti i festini”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gabriela Mabel De Los Santos, la cittadina uruguaiana che per mesi era stata indicata come la testimone chiave in grado di descrivere presunti festini a base di droga e escort nel ranch di Punta del Este riconducibile a Giuseppe Cipriani e alla sua compagna Nicole Minetti, ha formalmente ritrattato ogni accusa.

La donna, che aveva rilasciato dichiarazioni incendiarie a un quotidiano italiano sostenendo di aver assistito a serate di prostituzione ai danni della ex consigliera regionale, ha messo nero su bianco la sua nuova versione davanti a un pubblico ufficiale in Uruguay, firmando una dichiarazione giurata di quattro pagine.

In questo documento, trasmesso nei giorni scorsi alla Procura generale di Milano, la massaggiatrice afferma chiaramente di non essere a conoscenza di alcuna attività illecita all’interno della tenuta "Gin Tonic", smentendo quindi il sensazionalismo delle precedenti ricostruzioni giornalistiche.

Un atto notarile che cancella le accuse

La svolta nelle indagini difensive, se così si può definire questo dietrofront, arriva dopo che la stessa Gabriela aveva chiesto invano di essere ascoltata direttamente dai magistrati milanesi, lamentando di essere rimasta isolata dopo che le sue storie avevano fatto il giro del mondo.

Secondo quanto ricostruito dalle agenzie e dai verbali, la donna ha sostenuto che le sue parole originali – quelle diffuse in oltre un’ora e mezza di registrazione e arricchite da schermate WhatsApp – sarebbero state distorte dai media, e che lei non avrebbe mai autorizzato la pubblicazione del suo nome. Nel testo della dichiarazione giurata, consultabile dagli atti, si legge una netta presa di distanza: la massaggiatrice non ha mai visto Minetti coinvolta in un presunto giro di prostituzione, né ha prove concrete dei party descritti in precedenza.

Questo atto di ritrattazione, consegnato all’Interpol e poi girato al Viminale, arriva a istruttoria già conclusa da parte della Procura generale.

Il verdetto della Procura e le parole di Nordio

La tempistica è quantomai rilevante, perché la ritrattazione della teste è piombata nelle stanze della giustizia italiana solo dopo che la Procura generale di Milano, guidata da Francesca Nanni, aveva già consegnato al Quirinale e al Guardasigilli la propria relazione definitiva. In quel documento, i magistrati hanno escluso la presenza di anomalie nella concessione della grazia firmata dal presidente Sergio Mattarella, definendo le notizie di stampa sui presunti "festini" prive di fondamento e frutto di ricostruzioni che "non corrispondono al vero".

La procura ha ribadito che non emergono pendenze giudiziarie in Sudamerica a carico della coppia, e che il quadro sanitario del minore adottato – cuore pulsante della richiesta di clemenza – resta grave e documentato. A sigillare questo capitolo giudiziario ci ha pensato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il quale, intervenendo a un evento pubblico, ha definito la vicenda come un caso ormai "risolto".

Pur senza entrare nel dettaglio degli atti notarili, il Guardasigilli ha sottolineato come l'opposizione sia caduta in un "tranello", scagliandosi contro il governo senza attendere il responso della magistratura, salvo poi rimanere "coperta di ridicolo" dopo la retromarcia della massaggiatrice sudamericana.

Nessun riscontro alle ipotesi di cronaca nera

Per quanto riguarda i profili più oscuri della cronaca giudiziaria, come la presunta morte in circostanze misteriose di un avvocato legato alla vicenda adottiva, anche su questo fronte la Procura generale ha messo un punto fermo. Dagli accertamenti incrociati – che hanno coinvolto i carabinieri del nucleo investigativo di Milano e le autorità uruguaiane – è emerso che il decesso non riguardava l'avvocato dei genitori naturali del bambino, bensì il legale del minore, risultato tra l'altro favorevole all'adozione.

Viene inoltre esclusa l'esistenza di una presunta "battaglia legale" per l'affidamento, dato che la madre biologica era irreperibile e i genitori di origine non si costituirono mai in giudizio. Senza voler trarre facili conclusioni su quello che poteva sembrare un thriller giudiziario, la realtà processuale attuale si basa sui fatti concreti e sulle carte firmate: da un lato la relazione della procura che smonta una ad una le illazioni giornalistiche, dall'altro la confessione di falsità, o meglio la rettifica, della massaggiatrice che aveva scatenato il polverone mediatico.

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