Francesca Albanese sotto attacco: sanzioni Usa e mobilitazione della cultura

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, già al centro di polemiche per il suo ultimo rapporto sulle aziende accusate di sostenere l’occupazione israeliana a Gaza, è stata colpita da sanzioni da parte del governo statunitense. A renderlo noto è stato il segretario di Stato Marco Rubio, annunciando il congelamento di eventuali beni negli Usa e il divieto di ingresso nel paese per lei e i suoi familiari. L’amministrazione Trump, che la accusa di aver condotto una "campagna politica ed economica" contro Stati Uniti e Israele, ha così inasprito una controversia che da mesi divide istituzioni e opinione pubblica.

Mentre il governo italiano non si è ancora espresso sulla questione, il mondo della cultura e dell’associazionismo ha risposto con una mobilitazione senza precedenti. Oltre 120mila firme sono state raccolte per candidare Albanese al Nobel per la pace, mentre a Roma, in via della Lungaretta, è apparso un murale a lei dedicato dall’artista Harry Greb. «Difendere Francesca Albanese significa stare dalla parte dei diritti umani», ha dichiarato Massa dell’Arci, sintetizzando una posizione sempre più diffusa.

Le reazioni, però, non sono unanimi. Il governo israeliano ha pubblicato un documento in cui accusa la relatrice Onu di aver violato gli standard etici delle Nazioni Unite, citando presunti legami con "entità affiliate al terrorismo" e denunciando una retorica "antisemita". Il rapporto, basato su fonti pubbliche e dichiarazioni ufficiali, sostiene che la sua condotta sia incompatibile con il mandato istituzionale.

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