Il conto salato della siccità e dei roghi: un miliardo e mezzo di danni nel Piemonte che brucia
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Redazione Interno
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Un miliardo e mezzo di euro. Non si tratta soltanto di una cifra impressionante da stanziare in qualche bilancio straordinario, ma della misura esatta, e per certi versi drammaticamente provvisoria, di un collasso che sta attraversando come una scossa tellurica le vene del Piemonte. Dai crinali alpini del Canavese e della Valsesia, dove il fuoco ha divorato centinaia di ettari di bosco, fino alle pianure assetate in cui la zootecnia e le colture intensive stanno pagando il prezzo più alto di una siccità che non accenna a mollare la presa.
Una devastazione immediata, quella provocata dalle fiamme, che si salda in un legame tragico e perverso con la morsa silenziosa della mancanza d'acqua, generando una catastrofe ecologica che ha già messo in ginocchio interi comparti produttivi.
La regione, di fronte a questo scenario apocalittico, ha deciso di convocare per oggi un tavolo tecnico dedicato all'emergenza idrica, un appuntamento che si preannuncia decisivo per fare il punto della situazione e coordinare le misure da adottare nel breve periodo.
L'appello lanciato dalla presidenza ha raccolto le adesioni di tutti i principali attori in campo, a cominciare dal presidente della Regione Alberto Cirio, che siederà al tavolo insieme agli assessori competenti: Paolo Bongioanni per l'Agricoltura, Marco Gallo per la Montagna e Matteo Marnati per l'Ambiente, quest'ultimo con il ruolo di coordinatore dei lavori.
Un'occasione, questa, per mettere intorno a un tavolo le rappresentanze delle associazioni agricole, dei parchi e delle aree protette, dei consorzi idrici e dell'Ente Risi, senza dimenticare l'Anbi e i rappresentanti della Città Metropolitana di Torino.
Il Piemonte chiama a raccolta tutti gli enti per fare i conti con l'emergenza
La riunione odierna, tuttavia, non si limiterà a un semplice scambio di vedute tra i vertici regionali, ma coinvolgerà in maniera diretta tutte le Prefetture e le Province del Piemonte, compresa quella di Cuneo, che da settimane segue con apprensione l'evolversi di una crisi che non risparmia nessun angolo del territorio. La lunga lista dei partecipanti include anche gli enti locali, i governi dell'Ambito territoriale e i gestori del Servizio idrico integrato, oltre ai responsabili delle reti idriche.
Una mobilitazione senza precedenti che testimonia la gravità di una situazione ormai fuori controllo, dove l'acqua scarseggia e il fuoco, alimentato dalla vegetazione secca, trova terreno fertile per espandersi a dismisura.
Proprio nella giornata di oggi, mentre la politica si riunisce per cercare soluzioni a medio e lungo termine, i vigili del fuoco e i volontari dell'Antincendio Boschivo (Aib) continuano a combattere contro le fiamme che da più di dieci giorni tengono sotto scacco l'Alto Piemonte. Se nel Verbano-Cusio-Ossola la situazione sembra finalmente mostrare segnali di miglioramento, con i fronti di fiamma che sono stati per la maggior parte circoscritti e ridotti a punti di fumo isolati in fase di bonifica, il bilancio provvisorio degli incendi è già pesantissimo.
Duecentotrenta ettari di superficie boschiva sono andati in fumo nella sola area dell'Ossola, una cifra che quasi raddoppia se si allarga lo sguardo alla Valsesia, dove i roghi hanno divorato quasi il doppio della superficie, portando il totale a circa 800 ettari di distruzione.
Tra fiamme e siccità, un conto da un miliardo e mezzo che preoccupa
A Premosello Chiovenda, uno dei comuni più colpiti, le fiamme erano partite con poche ore di ritardo rispetto a quelle che avevano già devastato Cravagliana, ma le condizioni meteorologiche avverse e la siccità del sottobosco hanno fatto sì che la situazione precipitasse rapidamente, rendendo vani i primi tentativi di contenimento.
Gli sfollati delle scorse ore hanno potuto fare ritorno alle proprie abitazioni, ma il pericolo non è ancora del tutto scongiurato: il bosco brucia ancora in molte zone impervie, alimentato da ceppaie e tronchi che continuano a fumare sotto la cenere, rendendo le operazioni di spegnimento più complesse e rischiose.
Il conto economico di questa doppia emergenza, quella degli incendi e quella della siccità, è stato quantificato in una cifra che fa tremare i polsi: un miliardo e mezzo di euro di danni, una stima che comprende le perdite dirette per il patrimonio boschivo e quelle indirette per il comparto agricolo, già messo a dura prova da mesi di piogge scarse e temperature sopra la media stagionale.
Le colture, private dell'acqua necessaria per il normale ciclo vegetativo, stanno registrando cali di produzione che rischiano di compromettere l'intera annata agraria, mentre gli allevamenti soffrono la carenza di foraggio e l'aumento dei costi per l'approvvigionamento idrico. Una situazione drammatica, quella che si sta consumando sotto gli occhi di tutti, che richiede risposte immediate e interventi strutturali per prevenire il ripetersi di simili catastrofi in un futuro ormai sempre più vicino e incerto.




