Conte: polemica su Ventotene creata ad arte da Meloni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha accusato la premier Giorgia Meloni di aver orchestrato una polemica ad arte sul Manifesto di Ventotene durante la sua dichiarazione di voto alla Camera. L’ex premier, intervenendo sulle comunicazioni relative al Consiglio europeo del 20 e 21 marzo, ha criticato aspramente Meloni, sostenendo che la sua attenzione al documento storico sia strumentale. “Voi sfiorate l’irriconoscenza”, ha dichiarato Conte, aggiungendo che la presidente del Consiglio, spesso assente dalle sedute parlamentari, ha invece colto l’occasione per volare a Bruxelles, quasi a sottolineare una priorità altrove.

La polemica è scaturita dalle parole di Meloni, che alla Camera ha distanziato la sua visione dell’Europa da quella espressa nel Manifesto di Ventotene, definendolo un documento lontano dalla sua idea di Unione. Una presa di posizione che ha suscitato la reazione di Renata Colorni Spinelli, figlia di Eugenio Colorni, uno degli autori del Manifesto ucciso dai fascisti nel 1944. “Sono indignata”, ha commentato Colorni, ricordando che il testo nacque in un contesto di antifascismo e che la Costituzione italiana si fonda proprio su quei valori. “La premier forse dimentica che ciò che unì gli autori del Manifesto fu la loro opposizione al fascismo”, ha aggiunto, sottolineando come il documento rappresenti un pilastro della storia europea.

Anche Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, è intervenuta duramente, accusando Meloni di non saper scegliere tra l’identità europea e il sostegno a posizioni esterne, come quelle rappresentate dall’ex presidente americano Donald Trump. “Meloni non sa decidere se indossare la maglia dell’Italia, e quindi dell’Europa, o il cappellino di Trump”, ha dichiarato Schlein, criticando quella che ha definito una “neutralità ideologica” del governo.

Le opposizioni hanno interpretato l’attacco al Manifesto di Ventotene come una mossa per distogliere l’attenzione dalle tensioni interne alla maggioranza. La Lega, in particolare, è apparsa divisa, con il capogruppo alla Camera, Molinari, che ha sconfessato per due volte la linea del partito sul sostegno al riarmo, mentre Matteo Salvini, dal Belgio, ha lanciato lo slogan “occupy Bruxelles”, in un tentativo di riaffermare la sua presenza sulla scena politica.

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