La giornata del fiocchetto lilla e l’emergenza dei disturbi alimentari: in Lombardia si stimano 21mila pazienti, ma l’esordio si spinge fino alla fascia prescolare
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Redazione Interno
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Si è tenuta alla sala Colonne dell’ospedale di Piacenza, in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla che ricorre il 15 marzo, una mattinata di confronto tra professionisti sanitari, istituzioni e associazioni. Un appuntamento, questo, che ha voluto accendere i riflettori su un fenomeno in costante espansione, ovvero i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, mettendo in relazione dati epidemiologici, esperienze cliniche e nuove prospettive terapeutiche. L’incontro piacentino, del resto, non rappresenta che uno dei tanti momenti di sensibilizzazione disseminati sul territorio nazionale, da Cuneo a Vicenza, passando per Todi e Siena, a testimonianza di una rete diffusa che tenta di arginare quella che gli addetti ai lavori definiscono ormai senza mezzi termini un’emergenza sanitaria.
I numeri, d’altronde, parlano chiaro e delineano uno scenario preoccupante. In Lombardia, secondo le proiezioni più aggiornate, si stima che quest’anno si arrivi a quasi 21mila pazienti in carico ai servizi socio-sanitari, un “numero realistico” come lo ha definito Alessandro Albizzati, direttore della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, struttura capofila a livello cittadino per la presa in carico di queste patologie, estesa anche alla fascia over 24. Se a livello regionale il dato si fa consistente, ampliando lo sguardo all’intero Paese il fenomeno assume i contorni di una vera e propria epidemia sociale: Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, direttrice della Rete regionale Umbria per i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione nonché docente al Campus biomedico di Roma, ha confermato come si sia passati dai circa 300mila individui interessati nei primi anni Duemila a oltre 3 milioni nel 2025, una crescita esponenziale che non può essere ignorata.
L’abbassamento dell’età di esordio e le nuove manifestazioni della patologia
Se l’aumento dei casi colpisce per la sua entità, a destare ancora più preoccupazione tra gli specialisti è l’abbassamento dell’età di esordio. Non si tratta più soltanto di ragazze e ragazzi adolescenti, quella fascia tra gli 11 e i 15 anni storicamente più a rischio, ma sempre più frequentemente i disturbi del comportamento alimentare si manifestano in bambini che frequentano la scuola primaria, con segnali che i pediatri di famiglia e i neuropsichiatri infantili intercettano già tra gli 8 e i 9 anni. C’è di più: la difficoltà nel rapporto con il cibo, e questo è un dato emerso con forza dagli incontri della Giornata del Fiocchetto Lilla, riguarda ormai anche la fascia prescolare, cioè bambini al di sotto dei cinque anni, dove il disturbo evitante o restrittivo dell’assunzione di cibo, noto come ARFID, rappresenta una quota significativa dei casi. Si tratta di una condizione complessa, che non ha a che fare con la percezione distorta del proprio come nell’anoressia o nella bulimia, ma con una ipersensibilità sensoriale o una vera e propria faura legata all’atto del mangiare, un fenomeno che la clinica sta imparando a riconoscere e a trattare solo da pochi anni.
Accanto alla precocità dei sintomi, gli esperti segnalano una crescente commistione tra i disturbi alimentari e altre forme di disagio psichico. Il quadro clinico, oggi, si presenta spesso sfumato: non è raro che a un disturbo dell’alimentazione si affianchino gesti di autolesionismo, attacchi di panico o depressione, creando un intreccio sintomatologico che rende più complessa la diagnosi e, di conseguenza, la terapia. Una complessità, questa, che richiede interventi terapeutici “sfaccettati” capaci di lavorare su più fronti contemporaneamente, dall’aspetto psicologico a quello organico, senza dimenticare le dipendenze, talvolta alimentate da un accesso incontrollato al web. Il richiamo di Albizzati, in questo senso, è stato netto: la rete viene utilizzata come un vero e proprio mercato per l’acquisto di sostanze, un fenomeno che aggrava ulteriormente la vulnerabilità di questi pazienti.
Le differenze di genere e la difficoltà diagnostica nei maschi
Un altro fronte sul quale la Giornata del Fiocchetto Lilla ha cercato di fare chiarezza riguarda la percezione sociale del disturbo e le sue ricadute sulla diagnosi, in particolare per quanto concerne l’universo maschile. È vero che le ragazze costituiscono la stragrande maggioranza dei pazienti, con percentuali che per anoressia e bulimia arrivano a sfiorare il 90%, e il dato è confermato anche dai centri di cura, come il “Nido delle rondini” di Todi, che accolgono prevalentemente giovani donne. Tuttavia, negli ultimi anni è emersa con forza una maggiore incidenza anche tra i ragazzi, seppur con modalità di presentazione talvolta diverse. Per molto tempo, l’immaginario collettivo ha identificato i disturbi alimentari come una questione quasi esclusivamente femminile, e questo pregiudizio ha finito col ritardare il riconoscimento del problema nei maschi, dove i sintomi possono essere meno sovrapponibili ai modelli classici.
Spesso, nel paziente di sesso maschile, il disagio non si traduce tanto in una paura di ingrassare, quanto in un’attenzione ossessiva verso la massa muscolare, un ricorso eccessivo all’attività fisica o una dieta rigidamente iperproteica finalizzata alla definizione del. Una presentazione atipica che, se non si adeguano i criteri di osservazione, rischia di passare inosservata fino a quando il quadro clinico non si è già compromesso in modo serio. Il richiamo dei pediatri, in questo senso, è quello di non cercare solo i segnali tradizionali, ma di monitorare con attenzione anche l’eventuale isolamento durante i pasti, i cambiamenti del tono dell’umore o una repentina variazione di peso che non sia coerente con la curva di crescita.
Le iniziative di sensibilizzazione e la rete di cura sul territorio
Parallelamente al dibattito clinico e scientifico, la ricorrenza del Fiocchetto Lilla ha mobilitato associazioni e amministrazioni locali in una serie di iniziative diffuse su tutto il territorio nazionale. A Vicenza, negli spazi della Centrale, è stata inaugurata “Blucobalto. Il coraggio di essere una fenice”, una mostra fotografica curata da giovani artiste per promuovere consapevolezza e dialogo intergenerazionale, accompagnata da performance musicali e coreografiche. Un modo, questo, per utilizzare il linguaggio dell’arte come veicolo di un messaggio che parla di fragilità emotiva, pressioni sociali e modelli estetici spesso irraggiungibili, amplificati dall’esposizione costante ai social media. In provincia di Cuneo, invece, l’associazione A-Fidati ha colorato di lilla panchine, rotonde e vetrine di negozi, organizzando momenti di animazione e una serata dal Titolo “Ritrovare la propria voce”, per raccontare attraverso musica e poesie il percorso di guarigione, dando spazio alla speranza.
In Toscana, la Asl Toscana sud est ha messo in campo una serie di appuntamenti che hanno coinvolto scuole e ospedali, con laboratori di prevenzione rivolti agli studenti e “ambulatori aperti” per offrire supporto diretto alla cittadinanza. Una mobilitazione che testimonia come, al di là della cronaca e dei numeri, si stia cercando di costruire una coscienza collettiva sul tema. Resta, sullo sfondo, la consapevolezza che i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione richiedono un approccio multidisciplinare e integrato, in grado di coinvolgere i servizi specialistici, i medici di base, le famiglie e la scuola, perché solo intercettando precocemente i segnali di disagio si può aumentare la possibilità di ristabilire condizioni di crescita adeguate e, infine, guarire.




