La torre del Castello di Feltre si tinge di lilla per i disturbi alimentari
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Redazione Salute
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La torre del Castello di Feltre si è illuminata di lilla, tinta che simboleggia la complessità di patologie come l’anoressia e la bulimia, in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla che si è celebrata ieri, domenica 15 marzo. Un gesto, quello della rocca feltrina, che vuole richiamare l’attenzione su malattie gravi e spesso invisibili, le quali, come spiegano gli esperti, non rappresentano affatto una fase passeggera dell’adolescenza né una mera questione legata all’estetica o al cibo, bensì l’espressione di un disagio profondo che affonda le radici in fragilità emotive e pressioni sociali, amplificate da modelli estetici veicolati dai social media e spesso irraggiungibili. Una comunità, è il messaggio lanciato dagli organizzatori, può dirsi tale solo nel momento in cui non dimentica i propri membri più vulnerabili e si adopera per sostenerli.
L’allarme dei dati e l’abbassamento dell’età
I numeri, del resto, dipingono un quadro preoccupante e in continua evoluzione, che impone una riflessione non più rinviabile. In Italia, secondo le stime più recenti, sono oltre tre milioni le persone che convivono con un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, un dato che da solo basta a comprendere la portata del fenomeno. Quel che più allarma gli specialisti, tuttavia, è l’abbassamento dell’età d’esordio: se tradizionalmente queste patologie venivano associate alla tarda adolescenza, oggi si registrano diagnosi sempre più frequenti in bambini di otto o nove anni, e si stima che circa il trenta per cento dei casi riguardi ragazzi e ragazze con meno di quattordici anni. Un fenomeno, questo, che gli addetti ai lavori collegano anche agli effetti della pandemia da Covid-19, la quale ha agito da moltiplicatore di ansie e isolamento sociale, portando a un incremento dei casi stimato tra il trenta e il quaranta per cento rispetto al periodo precedente.
Non si tratta più, quindi, di un problema che interessa quasi esclusivamente le ragazze: se è vero che la componente femminile rappresenta ancora la stragrande maggioranza dei pazienti, con circa il novanta per cento, gli esperti segnalano una crescita significativa anche tra i maschi, specialmente nella fascia tra i dodici e i diciassette anni. In questi casi, però, la manifestazione dei sintomi può essere diversa e meno riconoscibile, traducendosi non tanto nella restrizione calorica classica quanto in un’attenzione ossessiva alla massa muscolare, in allenamenti compulsivi e nell’uso di integratori, elementi che possono ritardare la diagnosi e peggiorare la prognosi.
Le iniziative sul territorio e il codice lilla
La quindicesima edizione della Giornata del Fiocchetto Lilla, nata nel 2012 per volontà di Stefano Tavilla, un papà che perse la figlia Giulia a soli diciassette anni a causa della bulimia, non è stata soltanto un’occasione simbolica. In molte città italiane, come Vicenza o Pavia, si sono svolte mostre, spettacoli e incontri nelle scuole volti a promuovere la prevenzione e a rompere il silenzio che avvolge queste malattie, cercando di intercettare precocemente quei segnali sottili che troppo spesso vengono ignorati. Un ruolo cruciale, in questa opera di sensibilizzazione, lo giocano le famiglie e gli insegnanti, chiamati a cogliere campanelli d’allarme come l’isolamento sociale, i cambiamenti repentini dell’umore, il saltare i pasti o un’eccessiva attenzione al peso e alle calorie.
Parallelamente, il mondo sanitario sta affinando gli strumenti per rispondere a questa emergenza. In Sardegna, ad esempio, la Asl di Sassari ha organizzato open day e corsi di formazione per il personale del pronto soccorso, con l’obiettivo di implementare in modo strutturato il cosiddetto “codice lilla”. Si tratta di un protocollo, nato da un’idea della dottoressa Simona Corridori e della presidente dell’associazione Perle Onlus Mariella Falsini, che consente di identificare già in fase di triage i pazienti con sospetti disturbi alimentari, garantendo loro un percorso di accoglienza e cura prioritario e specializzato. L’accesso al pronto soccorso, spesso dovuto a complicanze organiche, rappresenta infatti una preziosa occasione per agganciare il paziente e avviarlo a un trattamento multidisciplinare, trasformando un momento di emergenza in una opportunità terapeutica. Il percorso, come spiega Antonella Amadori, responsabile del servizio Disturbi dell’alimentazione della Asl di Sassari, mira a intercettare precocemente il disagio in pazienti che spesso non hanno consapevolezza della propria condizione, offrendo un ascolto qualificato e un orientamento tempestivo verso le cure più appropriate.
Una patologia complessa e trasversale
L’anoressia nervosa, con circa il quarantadue per cento dei casi, rimane la diagnosi più frequente, seguita dalla bulimia nervosa e dal disturbo da alimentazione incontrollata, noto come binge eating. Accanto a queste, gli specialisti osservano l’emergere di nuove forme di disagio legate al cibo, come il disturbo da evitamento o restrizione alimentare, un tempo circoscritto all’età pediatrica e oggi presente anche tra i giovani adulti. La complessità di queste patologie, che richiedono un approccio integrato che coinvolga psicologi, nutrizionisti, psichiatri e talvolta pediatri, rende fondamentale la formazione continua degli operatori sanitari e la creazione di reti territoriali capaci di offrire risposte tempestive e omogenee. L’illuminazione della torre di Feltre, così come quella di altri monumenti italiani, non vuole essere solo un ricordo, ma un impegno concreto a tenere alta l’attenzione su un’emergenza sanitaria e sociale che non conosce pause e che necessita di una risposta collettiva e coordinata.




