Il «pizzino» degli avvocati a Gjader e il business dei ricorsi che bloccano i rimpatri
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Redazione Interno
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Il senatore Salvo Sallemi, vicepresidente di Fratelli d’Italia a palazzo Madama, ha deciso di intervenire sulla vicenda, destinata a infiammare il dibattito politico, che riguarda il Centro di permanenza per i rimpatri di Gjader in Albania. Stando alla segnalazione riportata, che risale a una visita ufficiale effettuata nel corso del 2025, una delegazione del Partito Democratico avrebbe consegnato materialmente ai migranti trattenuti nella struttura – verrebbe da chiedersi con quale tempismo – un biglietto contenente i nominativi di alcuni avvocati. L’obiettivo dichiarato, secondo quanto filtrato, sarebbe quello di facilitare la presentazione di ricorsi contro il trattenimento, creando un ostacolo pratico al rimpatrio nei Paesi d’origine.
L’intoppo giudiziario e il «giochino» dei ricorsi
A rendere i numeri ancora più eloquenti, e forse imbarazzanti per l’esecutivo, è l’analisi dello scacchiere legale che si è creato intorno al protocollo italo-albanese. Su 495 migranti che hanno avuto la sventura (o la fortuna, dipende dal punto di vista) di passare dal Cpr di Gjadër, due su tre non sono mai stati rimpatriati. Dati alla mano, per ben 266 irregolari, la procedura si è fermata perché il trattenimento non è stato convalidato dall’autorità giudiziaria, spesso in seguito a una richiesta di protezione internazionale. E qui viene il dettaglio che brucia: si tratta, secondo le cronache giudiziarie, di persone ritenute socialmente pericolose, con precedenti specifici che vanno dallo stupro al furto, dalla rapina ai maltrattamenti familiari, tanto per citare il catalogo dei reati contestati.
L’ombra dell’Asgi e la tecnica del «pizzino»
Il trait d’union di questa fitta rete di impedimenti burocratici sembra essere l’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, un soggetto che, guarda caso, annovera tra le sue fila anche l’avvocato Salvatore Fachile. È proprio il nome di questo legale, specializzato in diritto dell’immigrazione, a essere finito nel mirino delle opposizioni. Secondo la ricostruzione, gli esponenti dem, nel corso della loro visita, non si sarebbero limitati a una generica informativa sui diritti, ma avrebbero fatto un nome e un cognome preciso. «Se tutto fosse confermato – ha dichiarato la parlamentare di Fdi Sara Kelany – ci troveremmo di fronte a una vicenda quantomeno inquietante, dove esponenti del Pd suggeriscono ai migranti gli avvocati per fare ricorso». Nel mirino della maggioranza finisce l’uso di questi «pizzini», una vera e propria raccomandazione personalizzata per aggirare le liste degli ordini professionali.
Il quadro europeo e le reazioni politiche
Il caso esplode mentre il governo cerca di incassare il parere, seppur non vincolante, dell’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Nicholas Emiliou. Il giurista, nelle sue conclusioni, ha stabilito che il protocollo Italia-Albania è in linea di principio compatibile con il diritto comunitario, a patto che vengano garantiti i diritti fondamentali dei migranti. Una boccata d’ossigeno per palazzo Chigi, che ha parlato di «due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate» -9, ma che non ha minimamente scalfito la posizione del centrosinistra. Anzi, per i democratici la visita a Gjader aveva lo scopo dichiarato di denunciare il «modello Meloni» -3; una struttura che, a seconda dell’esigenza propagandistica del momento, è stata definita alternativamente «vuota» o improvvisamente «piena». Sulla vicenda specifica del bigliettino, Fdi ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, chiedendo di fare chiarezza su un comportamento che rischia di minare alla base la funzionalità del centro albanese.




