Dl sicurezza, il Senato dice sì: daspo, coltelli e avvocati pagati per i rimpatri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il lungo travaglio parlamentare che ha caratterizzato le ultime settimane si è concluso, almeno per quanto riguarda Palazzo Madama, con un voto secco che consegna ora l’esame del provvedimento all’altro ramo del Parlamento. Il Senato, al termine di una seduta definita da più parti come estenuante, ha approvato il cosiddetto Dl sicurezza con 96 voti favorevoli e 46 contrari; un passaggio, questo, che rappresenta solo il primo atto di un iter che si preannuncia serrato, visto il ristretto margine temporale imposto dalla scadenza del 25 aprile. Il provvedimento, adottato dall’esecutivo lo scorso 24 febbraio, contiene una serie di disposizioni eterogenee – che spaziano dalla repressione del disordine urbano alla gestione amministrativa dei flussi migratori – e approda ora alla Camera, dove l’esecutivo ha già fatto sapere di voler porre la questione di fiducia per accelerare i tempi e blindare il testo.

Le norme più incisive: un pacchetto tra Daspo e nuove penalità

Tra le misure che hanno monopolizzato il dibattito in commissione e in aula, spiccano certamente quelle legate al rafforzamento degli strumenti di prevenzione. Il Daspo urbano, già sperimentato nelle grandi città per contrastare fenomeni di degrado e violenza legati all’abuso di alcol o alla movida violenta, viene esteso nella sua applicabilità; un tentativo, questo, di dare agli organi di polizia uno strumento più flessibile per allontanare dalla circolazione soggetti ritenuti pericolosi, anche in assenza di una condanna definitiva. Parallelamente, una stretta significativa riguarda il porto di coltelli o di altri strumenti da punta e taglio. La nuova normativa inasprisce le pene per chi viene sorpreso a detenere tali oggetti senza un giustificato motivo, allontanandosi dalla semplice contravvenzione per avvicinarsi a un reato di maggiore allarme sociale. Non si tratta di una novità isolata, ma di una risposta normativa a episodi di cronaca che hanno visto i coltelli protagonisti di risse e aggressioni, anche in contesti giovanili.

La questione rimpatri e il compenso agli avvocati

Un capitolo a parte, nel so disegno di legge, è dedicato alla gestione dell’immigrazione irregolare, un tema storicamente sensibile per la compagine di governo. Il testo introduce un meccanismo operativo che riguarda i programmi di rimpatrio volontario assistito; si tratta, in pratica, di incentivare economicamente il rientro nel paese d’origine di coloro che non hanno titolo per restare sul territorio nazionale. La leva utilizzata dall’esecutivo è di natura professionale: viene infatti istituito un compenso specifico per gli avvocati che assistono i migranti in questo iter burocratico. Il legale percepisce un emolumento – fissato in 615 euro – nel momento in cui il proprio assistito parte effettivamente, con l’obiettivo dichiarato di snellire le liste di attesa dei centri di permanenza e rendere più efficiente la macchina amministrativa dei rimpatri, spesso bloccata da ricorsi e lungaggini burocratiche.

La procedura d’urgenza e il clima politico

L’approvazione a Palazzo Madama non è stata priva di tensioni, anche sul piano procedurale. L’opposizione, nel tentativo di arginare un provvedimento giudicato troppo punitivo o inefficace a seconda dei punti di vista, ha presentato una mole imponente di emendamenti. Una tecnica ostruzionistica che, se da un lato ha rallentato i lavori, dall’altro non è riuscita a scalfire l’impianto generale del decreto. Ora l’asticella si sposta a Montecitorio, dove i tempi sono ancora più contingentati. L’esame in Commissione Affari Costituzionali riprenderà lunedì prossimo, ma la discussione in Aula sarà blindata dalla fiducia, una scelta che di fatto taglia le gambe a ulteriori modifiche sostanziali al testo. L’unica vera leva rimasta nelle mani delle minoranze, per tentare di ritardare l’approvazione finale, è rappresentata dalla presentazione di numerosi ordini del giorno; un’arma a doppio taglio, questa, che rischia di protrarre una discussione già estenuante fino alla vigilia della scadenza naturale del provvedimento.

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