Al Bano e quell’assenza al concerto del 2 giugno: “Si sono dimenticati di me”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’onda lunga delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana, andate in onda in prima serata su Rai 1 con il titolo “I volti della Repubblica”, ha lasciato sul terreno – o meglio, fuori dal palco allestito in piazza del Quirinale – un illustre escluso. Albano Carrisi, in arte Al Bano, non ha infatti ricevuto alcuna telefonata né tantomeno un invito ufficiale per prendere parte all’evento voluto dal presidente Sergio Mattarella, una circostanza che l’artista pugliese ha commentato con il consueto mix di ironia e schiettezza.

Ospite della trasmissione “Un Giorno da Pecora” su Rai Radio1, dove è stato intervistato da Nancy Brilli e Giorgio Lauro, il cantante di Cellino San Marco ha risposto senza troppi giri di parole a chi gli chiedeva se si sarebbe esibito durante quella serata: “No, sarò a Vasto – ha spiegato Carrisi – ma sarebbe stata una buona idea invitarmi. Evidentemente però l’ho pensato solo io, non gli organizzatori. Si sono dimenticati di me, che ci posso fare”.

Una dichiarazione che suona come una frecciata bonaria, quasi un rammarico privato reso pubblico, e che tradisce il dispiacere per essere stato trascurato in una ricorrenza così solenne mentre il resto dello spettacolo vedeva alternarsi nomi come Gianni Morandi, Annalisa, Paola Cortellesi e Claudio Baglioni.

Il nodo della libertà di espressione e la solidarietà a De Gregori

Nel corso della stessa intervista, Al Bano ha voluto prendere posizione – o forse sarebbe meglio dire “non prendere posizione” – in merito al dibattito, sollevato nei giorni precedenti da Francesco De Gregori, sull’obbligo o meno per gli artisti di schierarsi pubblicamente su temi sociali e civili.

Il cantautore romano, presentando il suo docufilm, aveva confessato di provare “imbarazzo” quando i colleggi utilizzano il palco per lanciare slogan politici, specie su questioni internazionali delicate come il conflitto a Gaza, aggiungendo che lui preferisce fare sensibilizzazione attraverso le canzoni piuttosto che con i proclami. Ebbene, Carrisi ha sposato in pieno questa linea, rivendicando il diritto alla privacy del pensiero: “Sono d’accordissimo – ha dichiarato – è un fatto privato, non sei obbligato a fare quello che non senti, devi fare quello che ti senti.

Io condivido in pieno il suo pensiero. Non accetto le imposizioni”. Una presa di distanza, quella di Al Bano, dalla logica della performance attivista che spesso travolge il mondo dello spettacolo, quasi a voler ribadire che la musica, per chi la fa, dovrebbe bastare a se stessa.

Un’assenza che diventa caso (e qualche riflessione sull’attualità)

L’assenza del cantante, che in passato ha spesso fatto parlare di sé anche per le sue incursioni in territori politici scottanti – come i concerti in Russia e le relazioni con figure istituzionali di quel paese – ha assunto quindi i contorni di un piccolo caso mediatico, alimentato proprio da quella battuta sull’oblio organizzativo.

Se da un lato la produzione della serata ha preferito altri volti per celebrare i valori repubblicani, dall’altro lo sfogo di Carrisi ha riacceso i riflettori su una certa idea di “italianità” musicale e sui criteri di selezione degli eventi istituzionali. Poco prima di parlare della festa della Repubblica, del resto, l’artista si era concesso anche un’uscita sull’attualità internazionale, suggerendo a proposito dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea che “la risposta la si faccia dare al popolo, fateli votare con un referendum”.

Un’opinione, quella sul voto popolare, che conferma un approccio istintivo e diretto, senza filtri, lontano dalle formule studiate dei comunicati stampa.

Il privato che diventa pubblico in una manciata di parole

Alla fine, la vicenda si regge su un meccanismo semplice ma efficace: l’artista che non si sente riconosciuto e lo dice, senza sceneggiate ma con una battuta a effetto (“come sopravvivrò”, ha scherzato Carrisi, immaginando il suo futuro senza quel palco ). Questa spontaneità, d’altronde, è sempre stata una delle cifre stilistiche di Al Bano, capace di passare con disinvoltura dalle dichiarazioni d’amore per la Russia alle lamentele per un invito mancato, il tutto tenendo insieme una carriera decennale fatta di dischi venduti e luci della ribalta.

Che si sia trattato di una dimenticanza reale o di una precisa scelta di casting, poco importa: il risultato è che il cantante ha trasformato un’assenza in una presenza mediatica, occupando le cronache non per quello che ha cantato, ma per il palco che non ha calpestato. Una strategia (o forse solo una spontanea confessione) che, in fondo, lo ha riportato al centro dell’attenzione proprio nel giorno in cui ufficialmente era altrove, a fare da testimone a un matrimonio nella città abruzzese di Vasto.

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