Garlasco, la procura di Pavia indaga sulle analisi del 2007 sui pedali della bici di Stasi
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Redazione Interno
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La procura di Pavia sta approfondendo la vicenda delle doppie analisi eseguite nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, il reperto che contribuì al suo fermo per l'omicidio di Chiara Poggi. Al centro dell'inchiesta ci sono due test del 20 settembre 2007 con esito negativo che, secondo gli inquirenti, non avrebbero ricevuto adeguata attenzione e non risulterebbero presenti negli atti del procedimento a carico dell'allora fidanzato della vittima.
Le audizioni degli ex investigatori del Ris
Nei giorni scorsi sono stati ascoltati gli ex investigatori del Reparto Investigazioni Scientifiche che parteciparono agli accertamenti, tra cui Giorgio Portera, Emilio Pizza e Luciano Marino. Il genetista Portera ha chiarito il proprio ruolo sul campione prelevato dai pedali, denominato tecnicamente BU_P, precisando che il collegamento del suo nome alle attività deriva dalla registrazione di un accesso effettuato con la sua utenza personale nell'ultima fase di lavorazione della traccia.
«Non ho eseguito personalmente l'analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma», ha dichiarato. L'attività a cui può essere ricondotto il suo accesso consisteva, secondo quanto riferito, esclusivamente nel caricamento del campione sul sequenziatore, un'operazione tecnica che non comportava alcuna interpretazione dei risultati.
Il giallo delle analisi ripetute e del Dna attribuito alla vittima
Il materiale altamente cellulato rinvenuto sulla bicicletta Umberto Dei di Stasi nel 2007 fu inizialmente ricondotto al sangue di Chiara Poggi e costituì uno degli elementi indiziari posti alla base della condanna. Le analisi genetiche iniziali non diedero subito un risultato utilizzabile: il primo tentativo di quantificazione risultò inibito.
Dopo la purificazione del campione, un secondo esame avrebbe restituito un valore di 2,78 nanogrammi di Dna, una quantità descritta negli atti come particolarmente elevata e ritenuta compatibile con il profilo genetico della vittima.
I vuoti di memoria e le posizioni degli ex vertici
Luciano Garofano, ex capo del Ris di Parma, ha escluso irregolarità nel lavoro svolto dai suoi collaboratori. «Credo ciecamente nell'onestà dei miei collaboratori. Escludo categoricamente che ci siano state irregolarità, tanto più che le analisi sono state fatte alla presenza dei consulenti di parte e questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio», ha dichiarato. L'ex generale ha riferito di non avere un ricordo preciso degli esiti negativi emersi dalle contro-analisi.
Analoga difficoltà nel ricostruire i passaggi di quelle giornate è stata espressa da altri uomini che all'epoca lavoravano sotto la sua guida, tra cui Alberto Marino, il biologo che materialmente eseguì l'esame, e Marco Pizzamiglio, vice di Garofano.
La scoperta nei dati grezzi e le ipotesi tecniche
La Procura di Pavia è entrata in possesso dei dati grezzi prodotti dalle apparecchiature di laboratorio il 6 novembre 2025. Dalla loro analisi sarebbero emerse le tracce di due contro-analisi effettuate il giorno successivo al test che aveva rilevato il Dna attribuito alla vittima, entrambe con esito negativo. Di queste corse elettroforetiche non risulterebbe traccia in alcun atto del procedimento celebratosi a carico di Stasi.
Tra le ipotesi tecniche prese in considerazione negli approfondimenti figurano un errore di registrazione o uno scambio di provette, evenienze che i consulenti della procura e della difesa stanno esaminando per spiegare i risultati contrastanti ottenuti sullo stesso campione.
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