Ungheria, il parlamento sospende l'immunità a Magyar e a due ex ministri di Orbán
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Redazione Esteri
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L'Assemblea nazionale ungherese ha votato lunedì in seduta straordinaria la sospensione dell'immunità parlamentare per il primo ministro Péter Magyar e per due ex ministri del governo guidato da Viktor Orbán, l'ex titolare dello Sviluppo nazionale Miklós Seszták e l'ex ministro della Cultura e dell'Innovazione Balázs Hankó. La decisione ha aperto la strada ai procedimenti penali nei confronti dei tre politici, con i due ex esponenti dell'esecutivo prelevati dalle autorità già nella serata di lunedì.
La votazione si è conclusa con 139 voti favorevoli, nessun contrario e nessuna astensione. Il gruppo parlamentare di Fidesz e il suo alleato KDNP hanno boicottato l'intera seduta, annunciando la propria assenza nel corso di una conferenza stampa tenuta in mattinata. Il capogruppo di Fidesz, János Bóka, ha motivato la decisione affermando che il partito non intendeva «assistere a un teatro politico», sostenendo che quanto stava avvenendo in aula rappresentava «un nuovo minimo per la democrazia ungherese».
Il caso del primo ministro
Per quanto riguarda Magyar, l'immunità è stata revocata in relazione a un episodio risalente al giugno del 2024, quando il premier, all'epoca europarlamentare, si trovava in un locale notturno di Budapest. Secondo l'accusa, Magyar avrebbe strappato il telefono cellulare a un uomo che lo stava riprendendo, gettandolo poi nel Danubio. Il dispositivo è stato successivamente recuperato dai sommozzatori e restituito al proprietario.
Magyar ha personalmente sollecitato la revoca della propria immunità, dichiarando davanti all'assemblea che «ognuno deve assumersi le proprie responsabilità davanti alla legge» e che non aveva nulla da nascondere. Nel suo intervento, tuttavia, ha anche definito il procedimento a suo carico come un tentativo di «assassinio politico del carattere», accusando la procura di aver accorpato il suo caso a quelli, del tutto estranei, riguardanti i due ex ministri.
La vicenda giudiziaria del premier era già stata oggetto di un'indagine avviata nel 2024 dalla Procura suprema ungherese, che aveva chiesto la revoca dell'immunità a Strasburgo. Dopo il rifiuto del Parlamento europeo, il procedimento era stato archiviato. La nuova richiesta è stata presentata dopo che Magyar ha lasciato l'Eurocamera ed è entrato nel parlamento ungherese in seguito alle elezioni del 2026, circostanza che ha riattivato la giurisdizione delle autorità nazionali.
Le accuse contro Hankó e Seszták
Balázs Hankó, deputato di Fidesz e già ministro della Cultura e dell'Innovazione, è accusato di gestione infedele in relazione all'utilizzo dei fondi del Fondo culturale nazionale. Secondo la procura, tra il settembre del 2025 e il marzo del 2026 l'ente avrebbe erogato 1.079 sovvenzioni in violazione dei propri scopi statutari, causando un danno al bilancio statale stimato in 17,3 miliardi di fiorini, pari a circa 47 milioni di euro.
Una parte di queste risorse sarebbe stata destinata al finanziamento della campagna elettorale di Fidesz per le elezioni parlamentari dell'aprile 2026 e a scopi personali di alcuni beneficiari. Gli inquirenti sostengono che, sebbene il ministro non potesse formalmente partecipare alle deliberazioni sulle domande di finanziamento, le decisioni venissero di fatto prese da lui attraverso un sistema a doppio binario che separava la procedura formale da quella sostanziale.
Miklós Seszták, deputato del KDNP e già ministro dello Sviluppo nazionale dal 2014 al 2018, è invece indagato per corruzione. L'inchiesta riguarda presunti favori illeciti ricevuti nel periodo in cui ricopriva la carica ministeriale, quando tra i suoi compiti rientrava la vigilanza sulla Magyar Nemzeti Vagyonkezelő, la società di gestione del patrimonio statale, che esercitava i diritti proprietari sulla compagnia di trasporti Volánbusz.
Secondo la procura, Seszták e il direttore generale della società avrebbero ricevuto, tramite intermediari, oltre 11 miliardi di fiorini in vantaggi illeciti da aziende che intrattenevano rapporti contrattuali con Volánbusz tra il 2015 e il 2018.
A questo si aggiunge un secondo filone dell'indagine: un gruppo imprenditoriale attivo nel settore edile avrebbe offerto al ministro il 10 per cento del valore dei contratti per ogni appalto pubblico ottenuto, per un totale di oltre 1 miliardo di fiorini, oltre a circa 270 milioni di fiorini legati a investimenti in piscine e palestre.
Gli arresti e le reazioni politiche
Poche ore dopo la revoca dell'immunità, Hankó è stato prelevato e condotto a Kecskemét, dove è stato interrogato come indagato per quasi cinque ore; anche la sua ex segretaria di Stato, Veronika Varga-Bajusz, è stata posta in custodia. Seszták si è invece presentato spontaneamente nella sede della Procura centrale investigativa di Budapest, dichiarando di voler rilasciare una testimonianza e sostenendo di non riuscire nemmeno a comprendere l'accusa relativa a presunti trasferimenti di denaro tramite intermediari.
Nella giornata di mercoledì, il tribunale distrettuale centrale di Buda ha disposto per Seszták una custodia cautelare di trenta giorni, motivata dal rischio di fuga, di inquinamento probatorio e di intimidazione dei testimoni. Per Hankó, la procura ha richiesto l'arresto nell'ambito del procedimento sul Fondo culturale nazionale.
Hankó, prima di essere portato via, ha tenuto una conferenza stampa davanti alla sede del partito, definendo l'azione giudiziaria nei suoi confronti un «procedimento politico su commissione» e dichiarando di essere vittima di una «persecuzione politica». Ha affermato di aver smentito punto per punto le accuse davanti alla commissione per l'immunità e di voler restare nell'edificio del Parlamento fino a quando non fosse stato chiaro quali misure intendessero adottare nei suoi confronti.
«Se vogliono portarmi via, lo facciano da qui, dal mio posto di lavoro», ha detto, aggiungendo che la sua famiglia era già stata ferita abbastanza.
Dal canto suo, il capogruppo di Fidesz Bóka aveva preannunciato che il partito avrebbe chiesto «soddisfazione» contro coloro che avevano «assistito» all'azione giudiziaria contro Hankó, sostenendo che una «caccia alle streghe politica» fosse in corso contro i circoli intellettuali, la stampa e i vertici della destra ungherese. Bóka ha anche affermato che il primo ministro «ordina e minaccia apertamente la polizia e la procura», creando una nuova «ÁVH», con riferimento alla polizia politica del regime comunista ungherese.
Il primo ministro Magyar, commentando l'arresto di Seszták, ha definito la decisione «una pietra miliare nella storia della giustizia ungherese», sottolineando che si tratta della prima volta dal 1990, anno della transizione democratica, in cui un ex ministro viene posto in stato di arresto.
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