Elezioni in Ungheria, affluenza record alle urne per la sfida tra Orbán e Magyar
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
BUDAPEST – I cittadini ungheresi sono chiamati oggi a scegliere se confermare il lungo ciclo politico iniziato sedici anni fa con Viktor Orbán o affidarsi invece alla svolta promessa dal suo principale sfidante, Péter Magyar. I seggi, aperti alle sei di questa mattina, resteranno operativi fino alle sette di sera, dando forma a una consultazione che già nelle prime ore ha mostrato un segnale inequivocabile: la partecipazione di massa. L’affluenza, secondo i dati diffusi dall’Ufficio elettorale nazionale, ha raggiunto quota 37,98% alle undici, un dato che non solo supera di gran lunga il 25,77% registrato nella stessa fascia oraria quattro anni fa, ma che testimonia l’altissima posta in gioco di questa tornata. La folla si è riversata nei seggi, con oltre 2,8 milioni di elettori che hanno già depositato la loro scheda, portando il totale degli aventi diritto – che si aggira intorno agli 8,1 milioni – a prepararsi per quella che potrebbe essere una delle giornate politiche più decisive del decennio.
È una partita che si gioca su equilibri sottili, nonostante i sondaggi indipendenti diano il partito Tisza di Magyar (un movimento conservatore filo-europeo) intorno al cinquanta per cento dei consensi, contro il 34-37% del Fidesz di Orbán. La macchina dello Stato, va ricordato, funziona con un sistema misto che assegna 199 seggi: 106 nei collegi uninominali con metodo maggioritario e 93 tramite liste nazionali, con una soglia di sbarramento fissata al 5%. Ieri, i comizi finali avevano già delineato la geografia della sfida: Orbán ha parlato alla folla nella capitale Budapest, mentre Magyar ha scelto Debrecen, città simbolo della tradizione di Fidesz, quasi a volerne occupare fisicamente lo spazio politico.
La procedura per il dopo voto e l’incognita del capo dello Stato
Non appena le urne saranno chiuse e lo scrutinio avviato (con le prime proiezioni attese già in serata), si aprirà la fase più delicata della transizione. Il presidente della Repubblica, Tamas Sulyok, una figura che ha sempre mostrato una vicinanza sostanziale all’esecutivo uscente, avrà il compito istituzionale di convocare il nuovo Parlamento entro trenta giorni dalla proclamazione dei risultati. Sarà quindi il legislativo, e non il voto diretto dei cittadini, a eleggere formalmente il prossimo premier a maggioranza semplice. Di norma, il capo dello Stato indica il leader del partito vincente, ma in un clima politico così polarizzato, il margine di manovra del presidente – per quanto tecnicamente limitato – resta una variabile osservata con attenzione dagli addetti ai lavori.
Orbán vota a Budapest: “Qui per vincere”, mentre l’opposizione punta sulla mobilitazione
Questa mattina, Viktor Orbán si è recato al seggio nella capitale insieme alla moglie, Anikó Lévai, mostrandosi visibilmente determinato. All’uscita dalle cabine elettorali, il premier in carica ha risposto secco ai cronisti che gli chiedevano se fosse questa la sua ultima campagna elettorale: “Sono giovane, non è la mia ultima elezione. Sono qui per vincere”. Una dichiarazione che mira a tenere alta la tensione tra i suoi fedelissimi, mentre dall’altra parte Péter Magyar, dopo aver votato in un asilo nel dodicesimo distretto di Budapest, ha lanciato un appello alla partecipazione di massa, descrivendo la giornata come una “scelta tra Est e Ovest, tra propaganda e dibattito onesto, tra corruzione e legalità”. Le dichiarazioni dei due leader, filtrate attraverso i media locali, hanno alimentato un clima da resa dei conti finale, dove ogni singola preferenza potrebbe fare la differenza in un Parlamento che si preannuncia frammentato.
La giornata elettorale nei numeri e il confronto con il passato
L’affluenza è senza dubbio il termometro più caldo di questa domenica ungherese. Il dato delle undici, pari al 37,98%, rappresenta un record assoluto per questa fascia oraria, quasi un’onda anomala rispetto alla media delle tornate precedenti. Per avere un termine di paragone, alle nove del mattino l’affluenza si era già attestata intorno al 17%, un balzo impressionante se confrontato con il 10,31% delle scorse elezioni. Se il trend dovesse mantenersi costante fino alla chiusura delle operazioni di voto, si potrebbe agevolmente superare la soglia del 70% di partecipazione del 2022, un livello che solitamente favorisce il ricambio generazionale e penalizza l’astensionismo fisiologico delle maggioranze uscenti. Una mole così imponente di voti, da gestire in soli 199 seggi, imporrà tempi tecnici serrati per lo spoglio, ma l’alto numero di scrutatori dovrebbe garantire risultati ufficiali già nelle prime ore della notte.




