Biella e Poggibonsi commemorano il Giorno del Ricordo
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Redazione Interno
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Il 10 febbraio, in occasione del Giorno del Ricordo, istituito per conservare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, numerose città italiane si preparano a celebrare una delle pagine più tragiche e spesso dimenticate della storia nazionale. A Biella, la cerimonia avrà luogo presso il Cippo commemorativo, un luogo simbolo che ogni anno accoglie quanti desiderano rendere omaggio a coloro che persero la vita nelle foibe, cavità naturali utilizzate come strumento di esecuzione durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.
A Poggibonsi, invece, la commemorazione si svolgerà con la consueta deposizione di una corona di alloro presso la targa commemorativa in via 10 febbraio, una strada intitolata proprio in ricordo di quelle vittime. L’evento, in programma alle 11, sarà accompagnato da un’iniziativa culturale promossa dalla biblioteca comunale Gaetano Pieraccini, che allestirà uno scaffale tematico con testi dedicati alla tragedia delle foibe e all’esodo forzato di migliaia di italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia.
Non solo commemorazioni locali, però. A livello nazionale, prende il via un’iniziativa di grande impatto emotivo e culturale: il “Treno del Ricordo”. Dal 10 al 25 febbraio, un convoglio storico attraverserà l’Italia, partendo da Trieste e facendo tappa in sette città, tra cui Padova, Roma e Napoli. A bordo, una mostra multimediale racconterà, attraverso documenti, immagini e testimonianze, la storia dell’esodo giuliano-dalmata e delle foibe, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva e toccante. L’iniziativa, rivolta in particolare agli studenti, rappresenta un’opportunità unica per riflettere su una vicenda storica che ha segnato profondamente il Paese, ma che ancora oggi fatica a trovare il giusto spazio nella memoria collettiva.
Anche Marina di Ravenna e la Biblioteca Oriani si uniranno alle celebrazioni, organizzando eventi e momenti di approfondimento per ricordare non solo le vittime delle foibe, ma anche quanti furono costretti ad abbandonare le proprie terre, perdendo tutto ciò che avevano costruito.




