Dazi Usa, il Sud Italia nel mirino: export a rischio per poca diversificazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   MILANO – I nuovi dazi voluti dall’amministrazione Trump rischiano di colpire in modo sproporzionato le regioni del Sud Italia, già fragili dal punto di vista economico. A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre, che in un’analisi dettagliata evidenzia come il Mezzogiorno sia particolarmente esposto agli effetti negativi delle barriere commerciali, a causa della scarsa diversificazione dei prodotti esportati. Mentre il Trentino Alto Adige, con un’economia più variegata, sembra poter resistere meglio, il Sud potrebbe subire un duro colpo, soprattutto se i dazi si estendessero oltre acciaio e alluminio, settori già sotto pressione.

La Cgia sottolinea che, a differenza delle regioni del Nord e del Centro, il Sud basa gran parte del proprio export su pochi settori merceologici, rendendolo più vulnerabile a eventuali restrizioni commerciali. Se gli Stati Uniti, seguiti da altri Paesi, decidessero di innalzare ulteriormente le barriere doganali, le conseguenze per il sistema produttivo meridionale potrebbero essere pesanti. La Sardegna, ad esempio, è tra le regioni più a rischio: oltre ai prodotti agroalimentari, come il pecorino romano, a soffrire potrebbero essere anche i derivati della raffinazione del petrolio, un comparto cruciale per l’economia isolana.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto sulla questione, ha definito i dazi come “armi economiche” utilizzate per influenzare alleanze e dinamiche geopolitiche. Una posizione che riflette la preoccupazione per le possibili ripercussioni sul tessuto produttivo italiano, già alle prese con le incertezze legate alla ripresa post-pandemica. La mancanza di diversificazione, che caratterizza molte aree del Sud, rischia di amplificare gli effetti negativi di queste politiche protezionistiche, mettendo in difficoltà imprese e lavoratori.

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