Barbara Alberti, l'ironia sulla vecchiaia: "Fa schifo, e il sesso a 100 anni anche no"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In un'affollata hall d'albergo milanese, il suono anacronistico di un telefonino anni Novanta rompe il silenzio, mentre Barbara Alberti, senza perdere il filo del suo discorso, accenna un sorriso riconoscendo la chiamata del marito, Amedeo Pagani, che la cerca da Roma. Questo episodio di ordinaria connessione, seppur a distanza, introduce perfettamente il paradosso di un'esistenza che rifiuta ogni convenzione, anche quella più radicata del "vivere felici e contenti" nella terza età. A ottantadue anni, con un acume intatto e una produzione letteraria che non conosce pause, l'autrice affronta il tempo che passa con una sincerità disarmante, che non ammette facili consolazioni né edulcorazioni.
Un matrimonio fuori dagli schemi e un amore per un gay
Il racconto della sua vita coniugale, che definire non convenzionale sarebbe riduttivo, si dipana attraverso aneddoti che hanno il sapore di una commedia sapientemente scritta. Lei e Amedeo Pagani, produttore cinematografico, sono formalmente separati da circa quarant'anni, un dettaglio che, però, non ha mai significato la fine della loro condivisione domestica. "La colpa fu mia", ammette con una pacatezza che nasconde un groviglio di sentimenti, "poiché ci lasciammo dopo che mi innamorai di un gay". Una confessione che spiazza per la sua semplicità, rivelatrice di un carattere che non ha mai temuto di seguire le strade più impervie dell'esistenza. La loro convivenza, protratta per decenni nonostante la separazione, si regola su equilibri precisi e dichiarati, quasi un patto surreale ma saldo: "Io dormo col gatto, lui col cane", una frase che racchiude un intero mondo di autonomia e rispetto reciproco.
La santificazione della vecchiaia e il rifiuto dei tabù
Il suo sguardo sulla senilità è altrettanto spiazzante e privo di qualsiasi retorica consolatoria. "La vecchiaia è stata santificata da quando gli anziani hanno cominciato a consumare", afferma con amara ironia, puntando il dito contro una società che, secondo la sua visione, ha elevato a mito una fase della vita solo in virtù del potere d'acquisto che essa rappresenta. Pur riconoscendo che si possa continuare a viaggiare e a fare sesso, non esita ad aggiungere, con il suo stile diretto, che "due centenari che fanno sesso anche no", sfatando così un altro tabù contemporaneo, quello di un'anzianità obbligatoriamente performante e gioiosa. Un pensiero che si allontana da ogni luogo comune, rifuggendo l'idea che si debba per forza trovare un lato positivo in ogni cosa.
Le confessioni sul cinema e l'eros secondo Alberti
La sua carriera, del resto, è costellata di momenti in cui ha sfidato i conformismi, anche nell'ambito della settima arte. Rivendica, non senza una punta di orgoglio, di aver "insegnato l'eros a Tinto Brass", regista noto per la sua esplicita rappresentazione della sensualità. Un'affermazione che non suona come una vanteria fine a se stessa, ma come la testimonianza di una personalità che ha sempre avuto un rapporto attivo e creativo con i temi più scottanti, anticipando spesso i tempi e influenzando il dibattito culturale. La sua voce, così come le sue opere, rimane un punto di riferimento per chi cerca un pensiero libero da ipocrisie, capace di unire l'intelligenza a un'ironia che non perdona.




