Il femminismo contro Sal Da Vinci e la difesa di Barbara Alberti: "Se è così, torniamo al maschilismo"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il trionfo di Sal Da Vinci al Festival di Sanremo con "Per sempre sì", brano che promette di diventare la colonna sonora dell'estate e che volerà a Vienna per l'Eurovision Song Contest, non ha portato con sé solo allori e consensi. All'ondata di popolarità che ha travolto il cantante napoletano, infatti, si è accompagnato un coro di critiche tanto robusto quanto variegato, capace di attraversare gli ambiti del giudizio musicale per approdare a veri e propri scontri di natura culturale e, nel caso specifico, di genere. A scendere in campo questa volta non sono solo i critici musicali o i colleghi, ma un movimento organizzato: il femminismo è insorto contro il testo del brano vincitore, giudicato da più parti come l'emblema di una visione tradizionalista e, per certi versi, retrograda del rapporto di coppia.

A fare da contraltare a questa levata di scudi, e ad accendere i riflettori sulla polemica, ci ha pensato Barbara Alberti. La scrittrice, ospite in una trasmissione televisiva, ha preso le parti del cantante con una veemenza e una provocazione che non sono passate inosservate. La Alberti, nota per il suo spirito libero e anticonformista, ha professato senza mezzi termini la libertà d'espressione dell'artista, definendo la sua canzone una dichiarazione d'amore scevra da qualunque intento discriminatorio. Ma è andata oltre, lanciando una frase che ha il sapore di un paradosso e che ha già fatto il giro dei social: "Se il femminismo oggi è questo", ha tuonato la scrittrice, riferendosi alle critiche mosse al brano, "allora torniamo al maschilismo, che forse è meglio". Una dichiarazione bomba che ha spostato il dibattito dal merito della canzone al ruolo e ai metodi dell'attivismo femminista contemporaneo.

La guerra delle parole e il fantasma della camorra

Se la polemica femminista si concentra sul contenuto del testo, un altro fronte, ben più aspro e insidioso, si è aperto sul terreno della presunta offesa alla cultura partenopea. Il riferimento è alle dichiarazioni del giornalista Aldo Cazzullo, il quale, in un intervento che continua a far discutere, aveva paragonato "Per sempre sì" alla possibile colonna sonora di "un matrimonio della camorra". Un’uscita che è apparsa a molti come uno stereotipo inaccettabile, un attacco non solo all'artista ma all'intera tradizione musicale napoletana, riconosciuta e apprezzata nel mondo. A difendere l'onorabilità del cantante e delle sue radici è sceso in campo il suo legale di fiducia, Carlo Claps, amico di lunga data di Da Vinci. Claps, in dichiarazioni raccolte da diversi organi di stampa, ha tracciato un confine netto tra la critica artistica, pur dura e legittima, e quella che lui definisce una vera e propria discriminazione culturale.

La macchina legale pronta a intervenire

Il legale di Sal Da Vinci, raccogliendo il malcontento per i commenti che hanno superato il limite della recensione musicale, ha fatto sapere che l'artista non resterà in silenzio ad ascoltare passivamente. La pazienza, dopo cinquant'anni di carriera costellati di successi e sacrifici, ha un limite. Se gli attacchi dovessero continuare o se dovessero configurarsi gli estremi per un'azione penale, l'avvocato Claps è pronto ad agire in giudizio. Non si tratta, ha tenuto a precisare, di una reazione dettata dall'orgoglio ferito per un'opinione negativa sul proprio lavoro. Il punto, per la difesa, è un altro: tutelare l'immagine dell'artista da offese personali e, soprattutto, difendere la dignità della canzone napoletana da chi la usa come bersaglio facile. La macchina legale, dunque, è in moto e pronta a intervenire contro la denigrazione e le offese che nulla hanno a che vedere con il diritto di critica.

I numeri di un trionfo popolare

Mentre il dibattito infiamma tv e social network, "Per sempre sì" continua imperterrita la sua marcia nelle classifiche e nei cuori del pubblico. Il brano, che ha trionfato all'Ariston con il 22,2% dei voti nella Super Finale, davanti a Sayf e Ditonellapiaga, è ormai un tormentone che spopola nelle radio e sulle piattaforme streaming. Il successo è tale che Sal Da Vinci si prepara a rappresentare l'Italia all'Eurovision Song Contest di Vienna, portando la melodia napoletana e il suo inno all'amore eterno sui palchi di tutta Europa. Nato a New York nel 1969 durante una tournée del padre Mario Da Vinci, anche lui cantante, Salvatore Michael Sorrentino (questo il suo vero nome) ha iniziato a esibirsi a soli sette anni, collezionando ruoli nel cinema e nel teatro prima di dedicarsi completamente alla musica, con hit come "Rossetto e caffè" che hanno superato il mezzo miliardo di streaming. Un percorso lungo e costellato di successi che rende, se possibile, ancora più sorprendenti le accuse di chi vede nella sua vittoria il segno di un declino culturale. L'11 marzo, intanto, il cantante riceverà la Medaglia della Città di Napoli dal sindaco Gaetano Manfredi, un riconoscimento che suona come una risposta ufficiale e affettuosa della sua città a chi ha tentato di colpirlo attraverso le sue origini.

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