Mattarella al Niguarda, la visita privata ai feriti di Crans-Montana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il suo arrivo, in mattinata, non era nell'agenda ufficiale divulgata alla stampa, e si è svolto lontano dai riflettori, senza fotografi né telecamere al seguito. Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, ha voluto inaugurare la sua giornata milanese, densa di impegni legati alle Olimpiadi Invernali, con una visita privata all'ospedale Niguarda. Lo scopo, come ha riferito poi un portavoce del Quirinale, era quello di incontrare alcuni dei giovani ancora ricoverati per le gravi ferite riportate nell'incendio di Crans-Montana, la tragedia avvenuta a Capodanno in un locale della località sciistica svizzera. Un gesto di vicinanza istituzionale e umana, che ha attraversato i corridoi del nosocomio in un silenzio carico di partecipazione.

Un momento intimo e di vicinanza istituzionale

Indossando il camice, la cuffia e i copriscarpe necessari per accedere al reparto, Mattarella ha trascorso circa quaranta minuti all'interno del Centro Ustioni, accompagnato dall'assessore regionale al Welfare. Ha incontrato personalmente due dei ragazzi, le cui condizioni, dopo settimane di coma farmacologico e interventi chirurgici, restano complesse a causa delle estese ustioni alla schiena, alle braccia e alle mani. Uno di loro è Manfredi Marcucci, sedicenne, il cui padre Umberto vive ormai da un mese in ospedale accanto al figlio. "Non ci aspettavamo la sua visita, è stata una sorpresa", ha raccontato il padre, sottolineando come il presidente si sia intrattenuto con loro, salutando i familiari "come fossero nipoti". Quell'inatteso quanto discreto passaggio, ha aggiunto l'uomo, è stato percepito come "una coperta che protegge", un segno concreto di attenzione da parte dello Stato verso chi sta affrontando un percorso di sofferenza e riabilitazione particolarmente arduo.

Tra le vittime e l'appello olimpico

La scelta di Mattarella di anteporre questo momento agli impegni ufficiali della giornata – che lo hanno visto poi partecipare all'incontro con i membri del Comitato Olimpico Internazionale a Palazzo Marino e, in serata, al concerto inaugurale alla Scala – traccia una linea diretta tra il dovere istituzionale e la compassione umana. Durante il suo discorso alla cerimonia musicale, il presidente ha infatti fatto esplicito riferimento alla tragedia di Crans-Montana, auspicando che ai giovani sopravvissuti venga restituita "una vita piena". Un concetto, quello del ridare speranza e futuro, che si è intrecciato con il tradizionale appello alla tregua olimpica, lanciato dallo stesso Mattarella nel corso degli eventi milanesi, quasi a voler unire simbolicamente la cura delle ferite individuali alla ricerca di una pace più generale tra i popoli.

Il percorso giudiziario e il dovere della memoria

Mentre le indagini sulle cause del rogo, coordinate dalle autorità elvetiche con la collaborazione della magistratura italiana, proseguono per accertare eventuali responsabilità penali, la visita del capo dello Stato segna un momento di solidarietà nazionale. Un gesto che, al di là del protocollo, riconosce pubblicamente il peso di quella tragedia e la lunga strada che attende le vittime. Senza addentrarsi in dettagli clinici o procedurali, Mattarella ha voluto portare personalmente la propria vicinanza, in un contesto riservato che ha privilegiato il contatto diretto con le famiglie e il personale sanitario impegnato in cure così delicate. Un atto che rimane scolpito nel difficile percorso di chi, da quel primo giorno dell'anno, combatte per ritrovare una normalità violata.

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