Il procuratore Gratteri e lo spartiacque del referendum: tra critiche alla riforma e il caso dell’innocente ingiustamente detenuto
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Redazione Interno
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La campagna per il referendum sulla giustizia, che si terrà il 22 e 23 marzo, si infiamma attorno alle parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, il quale aveva dichiarato che per il Sì voteranno “indagati, imputati, la massoneria deviata e i centri di potere”, scatenando un vespaio di polemiche che ha travalicato i confini del dibattito politico per approdare persino in Consiglio Superiore della Magistratura, dove si valutano eventuali profili disciplinari a suo carico -6. A difesa del magistrato, noto per il suo impegno antimafia, sono intervenuti alcuni componenti del Csm, suscitando la caustica replica del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il quale ha parlato di espressioni “contorte” con “minima credibilità” nel loro contenuto -5. Il Guardasigilli, dal canto suo, aveva già acceso gli animi equiparando il sistema correntizio in magistratura a un meccanismo “para-mafioso”, affermazione che gli è valsa le dure critiche delle opposizioni e dell’Associazione Nazionale Magistrati -8.
La replica del fronte del Sì e l’affondo del costituzionalista Barbera
Se Gratteri giustifica le sue esternazioni, sostenendo che siano state estrapolate da un’intervista di un’ora e che il vero discrimine non sia tra buoni e cattivi ma tra chi vuole mantenere un controllo di legalità e chi, invece, intende affievolirlo, dall’altro lato dello schieramento le reazioni non si sono fatte attendere -3. Augusto Barbera, ex presidente della Corte costituzionale e schierato per il Sì, ha bollato le parole del procuratore come “indecenti e al limite dell’eversione”, sottolineando come non sia tollerabile che un alto rappresentante delle istituzioni divida gli elettori in categorie così stigmatizzanti -5. Sul fronte politico, Forza Italia, con il vicepremier Antonio Tajani, ha rivendicato con forza la bontà della riforma, definendola una scelta di libertà e di imparzialità che mira a separare le carriere dei magistrati giudicanti da quelli requirenti, assicurando così la terzietà del giudice e togliendo la magistratura dal controllo delle correnti -2.
La controprova vivente: il calvario di Marco Sorbara, 909 giorni da innocente
In questo clima rovente, dove le opposte fazioni si accusano reciprocamente di voler minare l’autonomia o l’efficienza della giustizia, riemerge con forza la vicenda di Marco Sorbara, ex assessore valdostano ingiustamente accusato di collusione con la ’ndrangheta e rimasto in carcere per 909 giorni prima di essere pienamente assolto -4. La sua storia, ricostruita anche in iniziative pubbliche come quella al Salone del Libro, dove era stata allestita la riproduzione della sua cella di isolamento di quattro passi per due, rappresenta l’altra faccia della medaglia, quella degli errori giudiziari che distruggono vite e che nessuna riforma, al momento, sembra in grado di prevenire o riparare adeguatamente -7. Sorbara, che oggi porta la sua testimonianza nelle scuole, ha visto la propria esistenza devastata da un’accusa infamante, sperimentando sulla propria pelle cosa significhi essere considerato un mostro dalla stampa e subire l’indifferenza delle stesse istituzioni che avrebbero dovuto tutelarlo -4.
Il nodo dell’efficienza e le parole del ministro sulla mafia
Il dibattito, lungi dal rimanere confinato ai tecnicismi giuridici, assume così i contorni di uno scontro frontale che coinvolge i massimi vertici dello Stato, come dimostra l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa, il quale si è detto “basito” per i toni utilizzati da Gratteri, definendoli preoccupanti per l’innalzamento dello scontro politico -9. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci hanno pensato le parole del ministro Nordio, il quale, in un’intervista, aveva messo in dubbio la conoscenza del fenomeno mafioso da parte del procuratore di Napoli, ricevendo una pronta replica da quest’ultimo: “O non sa cos’è la mafia o forse è lui che deve chiarire”, ha ribattuto Gratteri, ricordando che lo stesso sistema che oggi il ministro critica lo aveva nominato procuratore aggiunto a Venezia -3. Gratteri, nel merito della riforma, insiste nel definire l’intervento costituzionale un’operazione che indebolirà il Csm e la magistratura, rendendola meno tutelata e più esposta ai voleri della politica attraverso la maggiore incidenza della componente laica nei due nuovi Consigli e nell’Alta corte di giustizia, con costi a carico dei contribuenti che, a suo dire, triplicheranno -1-3.




