Il buco di tre ore che fa vacillare l’alibi di Sempio e l’ombra dei 45mila euro non tracciati
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Redazione Interno
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Non ha un alibi, Andrea Sempio. Almeno non più, stando alla ricostruzione della procura di Pavia che, dopo aver riesaminato i fatti, ha definito «inattendibile» quello che il 38enne aveva sempre sostenuto essere il suo scudo per la mattina del 13 agosto 2007. È da questa crepa, infatti, che gli inquirenti fanno scivolare via ogni certezza: tra le 9.12 – quando Chiara Poggi, ventiseienne, disattivò l’allarme della villetta di via Pascoli a Garlasco – e le 12.15 circa, l’altro estremo temporale stimato per l’omicidio, si apre un intervallo di poco più di tre ore. Un lasso di tempo, hanno concluso i magistrati, nel quale il 38enne «ha ben potuto compiere l’omicidio» senza che la sua versione dei fatti potesse offrire un argine credibile.
I silenzi dell’archiviazione e il passaggio opaco di denaro
A metà novembre, però, il fronte si è spostato a Brescia, dove gli avvocati del primo pool difensivo di Sempio hanno sfilato in procura per discutere di tutt’altro: non più l’ora del delitto, ma la presunta corruzione legata alla prima archiviazione del 2017. All’epoca, la pm Giulia Pezzino e l’aggiunto Venditti (quest’ultimo poi finito sotto inchiesta) avevano chiuso il caso. Sul tavolo, ora, c’è un passaggio di 45mila euro mai tracciato. «Cifra – ha spiegato l’avvocato Federico Soldani – che per noi era congrua data la delicatezza del reato». Una somma, circolata senza lasciare tracce bancarie, che riaccende i riflettori su quella prima chiusura anticipata dell’indagine.
«Cacciando soldi si sistema»: le intercettazioni familiari
Verso la fine del nuovo fascicolo – quello che ha portato alla riapertura del caso per Sempio – i carabinieri di Milano hanno messo nero su bianco uno studio sistematico e minuzioso di tutti i passaggi precedenti, partendo proprio dalle «anomalie riscontrate in relazione alle attività di indagine» e dal riascolto integrale delle intercettazioni. Tra queste, emergono conversazioni rivelatrici: «Cacciando soldi si sistema», avrebbe detto qualcuno, mentre dialoghi tra Sempio e suo padre lasciano intendere una gestione opaca del denaro. Non solo: in oltre 300 pagine di informativa finale, salta agli occhi anche lo sfogo amaro della madre del 38enne, Daniela Ferrari. Intercettata lo scorso anno, la donna si lascia andare a una battuta carica d’ironia – «A Garlasco ci sono più testimoni che abitanti» – rivolta al marito Giuseppe, quasi a fotografare la pressione mediatica e investigativa che avvolge il paese.
Le dichiarazioni della madre e il peso delle intercettazioni
Quel commento, apparentemente solo una constatazione amara, è finito tra le carte dell’inchiesta come un tassello del clima in cui si è mossa la famiglia Sempio. Le loro voci, registrate senza che ne avessero consapevolezza, restituiscono il senso di un’indagine che non si è fermata alla superficie. I carabinieri di Milano Moscova, ripartendo dalla vecchia archiviazione del 2017, hanno ricostruito un reticolo di rapporti opachi e intercettazioni che hanno messo in discussione l’intero impianto difensivo del 38enne. Nessun elemento, al momento, prova la materialità del gesto: ma l’alibi, ormai, è diventato un ricordo. E quei 45mila euro, spariti nei meandri di pagamenti mai registrati, restano una delle domande più ingombranti che la procura si porta dietro da Brescia a Pavia.




