Referendum dell’8-9 giugno, dal lavoro alla cittadinanza: cosa si vota quesito per quesito
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Redazione Interno
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L’8 e il 9 giugno gli italiani saranno chiamati a esprimersi su cinque referendum abrogativi, quattro dei quali – promossi dalla Cgil – riguardano il mondo del lavoro, mentre il quinto, sostenuto da +Europa e diverse associazioni, tocca il tema della cittadinanza. Affinché il risultato sia valido, sarà necessario il raggiungimento del quorum, ovvero la partecipazione di almeno metà degli elettori aventi diritto.
Uno dei quesiti più dibattuti è il terzo, che punta a reintrodurre l’obbligo delle causali per i contratti a termine fino a 12 mesi. Una norma, questa, che era stata abolita nel 2015 con il Jobs act del governo Renzi, poi ripristinata parzialmente nel 2018 dal decreto Dignità dell’esecutivo Conte, e infine nuovamente eliminata dall’attuale governo Meloni. Se il referendum dovesse avere successo, le aziende non potranno più ricorrere a contratti temporanei senza giustificazione, riducendo – secondo i promotori – il ricorso al precariato.
Il secondo quesito, invece, mira a rafforzare le tutele per i dipendenti delle piccole e medie imprese, in particolare quelle con meno di 16 addetti. Oggi, in caso di licenziamento illegittimo, il risarcimento è limitato a un massimo di sei mensilità, anche qualora un tribunale stabilisca che il licenziamento sia infondato. L’abrogazione di questo tetto consentirebbe ai giudici di determinare un indennizzo più equo, allineando le Pmi alle norme già vigenti per le aziende più grandi.
Sul fronte della cittadinanza, il referendum promosso da +Europa chiede di modificare le regole sull’acquisizione della cittadinanza italiana, sebbene il testo specifico non sia ancora stato reso pubblico. Si tratta di un tema particolarmente sensibile, che negli anni ha diviso l’opinione pubblica e che potrebbe riaccendere il dibattito sullo ius soli e ius culturae.




