Il rogo al Sannazaro, il dolore dei gestori: «Tutti i nostri ricordi sono andati in fumo, non torneranno più»
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Redazione Interno
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Dopo giorni di silenzio, interrotto solo da brevi e sofferte dichiarazioni, la voce di chi quel teatro lo ha vissuto quotidianamente si è levata potente e carica di pathos, per descrivere non soltanto la devastazione materiale, ma il senso di uno sradicamento interiore. Salvatore Vanorio, che con la moglie Lara Sansone rappresenta la continuità di una dinastia artistica, ha affidato ai canali social uno sfogo lungo e commosso, un tentativo di mettere ordine nel caotico turbine di emozioni seguito all'incendio che, all'alba di martedì, ha divorato la "bomboniera" di via Chiaia. Nel suo racconto, Vanorio ripercorre la genesi di questo legame famigliare con il palcoscenico, ricordando il 1969, l'anno in cui Luisa Conte, sua suocera e storica anima del teatro, insieme al marito Nino Veglia, decise di rilevare la struttura. Allora, spiega, l'edificio versava in uno stato di completo degrado, ridotto a un cinema a luci rosse, spoglio dei palchetti e con la cupola e l'arco scenico in condizioni miserande. Un sacrificio economico e una scommessa culturale, quella dei Conte, che hanno restituito dignità a uno spazio e lo hanno consegnato alle generazioni future, facendo dei Vanorio non semplici inquilini, bensì i custodi di un sogno collettivo che oggi giace sotto cumuli di macerie annerite.
Il giallo dell'innesco e le verifiche della procura sull'impiantistica
Mentre la città piange la perdita di un pezzo della sua identità, la procura di Napoli procede speditamente lungo il filo dell'inchiesta, con l'ipotesi di reato, al momento contro ignoti, che è quella di incendio colposo. Il fascicolo, affidato al sostituto procuratore Mario Canale sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, si concentra ora su un duplice, complesso nodo investigativo: la dinamica delle fiamme e la loro origine. Gli inquirenti hanno disposto una maxiperizia per cercare di stabilire il punto esatto in cui il fuoco è divampato, un "dove" che appare cruciale per comprendere il "come". L'attenzione degli investigatori, che hanno già acquisito certificati, contratti assicurativi e documenti relativi alla sicurezza, si è focalizzata in particolar modo sull'impianto elettrico e su quello antincendio. C'è un particolare, emerso dai primi sopralluoghi dei vigili del fuoco, che alimenta il mistero: la propagazione del rogo, stando a una prima ricostruzione, sembrerebbe aver investito due aree non contigue del teatro, quasi che le fiamme avessero risparmiato inizialmente un anello intermedio per poi avvolgere tutto, fino al cedimento della volta centrale. Una stranezza, questa, che potrebbe essere attribuita alla natura dei materiali combustibili presenti in abbondanza, ma che non esclude nemmeno l'ipotesi di molteplici inneschi.
La rabbia e la trasparenza dei gestori: «Tutta la documentazione è in regola»
Proprio in relazione a questi accertamenti, Salvatore Vanorio ha sentito il bisogno di intervenire pubblicamente per fugare ogni possibile ombra sulla gestione della sicurezza, offrendo un quadro dettagliato e trasparente della situazione burocratica e impiantistica del Sannazaro. Nel suo accorato intervento, Vanorio ha tenuto a precisare un aspetto che gli sta particolarmente a cuore, ovvero la distinzione tra proprietà e gestione, sottolineando come la polizza antincendio fosse in capo ai proprietari dell'immobile, ma ribadendo con forza che il teatro era comunque in possesso di tutte le regolari licenze di agibilità e del certificato di prevenzione incendi. Smentendo con fermezza le voci, circolate nelle ore immediatamente successive al disastro, circa un presunto malfunzionamento dei sistemi di sicurezza, ha spiegato un dettaglio tecnico non irrilevante: la normativa, ha dichiarato, non prevede l'obbligo di impianti sprinkler per l'intera sala, ma soltanto per la zona del palcoscenico. Ha inoltre chiarito il motivo per cui la platea appariva insolitamente spoglia nelle immagini diffuse, collegandolo alla specifica messinscena del loro spettacolo "Café-Chantant", che per scelta registica non prevedeva la presenza delle tradizionali poltrone.
La memoria storica cancellata e il dramma umano dietro le quinte
Ma al di là degli aspetti tecnici e delle carte bollate, ciò che emerge con prepotenza dalle parole dei gestori è la dimensione del danno affettivo e culturale, una ferita che difficilmente potrà rimarginarsi con la sola ricostruzione materiale dell'edificio. Il fuoco, infatti, non ha divorato soltanto legno, stucchi e velluti: ha cancellato in poche ore un archivio storico di inestimabile valore. Sono andati in fumo i costumi di scena di Luisa Conte, cimeli che portavano con sé l'eco delle sue interpretazioni; sono bruciati i copioni originali, annotati a mano, e le fotografie che ritraevano la grande attrice accanto a Eduardo De Filippo e ad altri mostri sacri del palcoscenico napoletano. Locandine della fine dell'Ottocento, testimonianze preziose di un'epoca d'oro del teatro, non esistono più. «Lunedì è andato in fumo il nostro Café-Chantant: scene, piume, luci, tutto ciò che avevamo creato», racconta Vanorio, lasciando trasparire la frustrazione di chi ha visto svanire in una notte il lavoro di una vita. Un patrimonio, quello andato distrutto, che apparteneva alla storia della città e che si intrecciava inestricabilmente con la memoria personale della famiglia Sansone, con l'infanzia di Lara cresciuta tra quelle quinte e con la formazione del figlio Christopher, che imparava il "napoletano vero" leggendo i testi di Raffaele Viviani proprio in quei camerini oggi ridotti a cumuli di cenere.




