Il poliziotto di Rogoredo indagato per omicidio volontario, l’autopsia e la ricostruzione dei fatti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La replica dell’agente, che attraverso il suo legale ha dichiarato di aver "fatto il proprio dovere", giunge in un momento di grande tensione, mentre il caso dell’uccisione del ventottenne marocchino Abderrahim Mansour continua a dominare il dibattito pubblico. L’iscrizione nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario rappresenta una scelta giudiziaria di notevole rilievo, che si discosta da percorsi più consueti come quello per eccesso colposo nella legittima difesa, sollevando interrogativi complessi sui confini dell’azione di polizia. L’agente, un assistente capo di quarantun anni ancora in servizio al commissariato Mecenate, si è difeso sostenendo che un poliziotto non dovrebbe essere automaticamente sottoposto a indagini quando agisce nell’adempimento delle proprie funzioni, una posizione che attende ora di essere vagliata alla luce delle prove tecniche e medico-legali in fase di acquisizione.

I dettagli balistici e la distanza dello sparo

Le indagini, che mirano a ricostruire con precisione gli eventi occorsi nel boschetto di Rogoredo quella sera, hanno già stabilito alcuni elementi considerati fondamentali. Contrariamente a quanto si potrebbe supporre in simili episodi di cronaca, non si è trattato di uno sparo a bruciapelo: l’agente e Mansour, noto con il soprannome di Zack e ritenuto una figura di spicco del narcotraffico locale, si trovavano invece a una distanza considerevole, stimata tra i venti e i trenta metri. Una circostanza, questa, che pare trovare un riscontro nel ritrovamento del proiettile, il quale, come emerso dai rilievi, non ha trapassato il cranio della vittima ma vi è rimasto conficcato, un dettaglio balistico non secondario per determinare la dinamica.

L’autopsia e la consulenza della dottoressa Cattaneo

La simulazione e la ricostruzione degli eventi

La fase successiva delle indagini potrebbe prevedere anche un esperimento pratico, una simulazione che riproduca le condizioni di visibilità di quella sera e l’effetto di un colpo esploso da diverse distanze. Tale attività, di natura empirica, servirebbe a testare le varie ipotesi ricostruttive, offrendo ai consulenti e ai magistrati dati tangibili su traiettorie e percezioni. Ulteriori elementi da analizzare provengono dalla pistola dell’agente: il caricatore era ancora pieno e, stando alle prime informazioni, sarebbe stato esploso un solo colpo, quello fatale. Un insieme di fattori che, nel loro complesso, verrà vagliato per stabilire se sussistano i presupposti per un’accusa di omicidio volontario o se invece l’episodio rientri in una diversa cornice giuridica, mentre la famiglia di Mansour, storicamente legata allo spaccio nella zona un tempo tristemente nota come il “bosco della droga”, affronta questa tragedia.

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