Versalis, il ministro Urso incontra Eni e apre alla cessione del cracking di Brindisi: JP Morgan cerca acquirenti
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Redazione Economia
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A Palazzo Piacentini, sede del dicastero guidato da Adolfo Urso, si è tenuto un vertice decisivo per il futuro della chimica italiana, incentrato sull’avanzamento del Piano di riconversione industriale dei siti Versalis disseminati tra Puglia e Sicilia. Al centro del confronto, che ha visto il ministro delle Imprese e del Made in Italy faccia a faccia con il responsabile della Trasformazione Industriale di Eni, Giuseppe Ricci, non poteva che esserci il destino del polo pugliese di Brindisi, uno degli stabilimenti storicamente più rilevanti per la produzione di materie prime nel paese.
È emersa una svolta sostanziale, quasi inaspettata nella sua velocità di esecuzione: l’impianto di cracking – quel complesso sistema produttivo messo in “conservazione” lo scorso anno in attesa di un destino – sarà ceduto. Eni ha infatti comunicato al ministro di aver selezionato un advisor internazionale di primissimo piano, individuato nella banca d’affari JP Morgan, affidandogli un mandato preciso e vincolante. Il compito della banca sarà quello di scandagliare il mercato per trovare un soggetto industriale (o, in subordine, finanziario) realmente interessato a rilevare le attività ormai ferme, dando loro una nuova prospettiva operativa.
La partita pugliese tra gigafactory e nuovo azionista
Non si tratta, va detto, di un piano che azzera l’impegno del gruppo energetico sul territorio. Il cronoprogramma definito dal Protocollo firmato lo scorso 10 marzo 2025 – sottoscritto al Mimit insieme ai ministeri competenti, alle Regioni e ai sindacati – procede senza scossoni, e la tabella di marcia prevede un doppio binario per il sito. Se da un lato si cerca un compratore per la tradizione chimica rappresentata dal cracking, dall’altro l’Eni ha ribadito che procedono i lavori (e gli investimenti) per la realizzazione di una gigafactory dedicata alle batterie al litio per lo stoccaggio stazionario di energia, progetto portato avanti in joint venture con Seri Industrial sin dallo scorso settembre.
L’assessore regionale pugliese, Eugenio Di Sciascio, ha accolto la notizia della nomina dell’advisor come un passaggio fondamentale per uscire dall’impasse; nelle sue parole, l’annuncio di Urso rappresenta un passo avanti verso una politica industriale più razionale, allineata con la necessità europea di preservare un certo grado di autonomia nella chimica di base. Un’autonomia che, nelle valutazioni degli esperti, è messa a repentaglio dalla perdita di competitività degli impianti tradizionali.
Sicilia, la doppia velocità di Priolo e Ragusa
Mentre in Puglia si gioca la partita della cessione, il fronte siciliano segue una traiettoria diversa ma altrettanto complessa. A Priolo, dove Eni opera in sinergia con Q8, non si cercano acquirenti per il vecchio impianto: l’orizzonte è quello della trasformazione green. L’iter autorizzativo per la riconversione del sito in una bioraffineria procede spedito, tanto che a marzo sono già partite le operazioni di smantellamento del vecchio cracking, mentre è stato assegnato il contratto principale per la costruzione della nuova struttura industriale.
Discorso a parte merita invece il sito di Ragusa, che nel piano ne rappresenta la terza gamba. Qui non si produce più nel senso tradizionale del termine: la strategia industriale punta a creare un presidio avanzato fatto di competenze e servizi. Il futuro dello stabilimento ibleo, insomma, sarà quello di un centro di specializzazione sulla sicurezza e la manutenzione, un hub che dovrà supportare le filiere bio e quelle sostenibili, mantenendo comunque viva una presenza industriale diretta sul territorio.
Un nuovo tavolo a giugno e il mandato esclusivo per JP Morgan
I lavori non finiscono qui, anzi. Urso ha già fissato una scadenza ravvicinata: entro il mese di giugno sarà riconvocato il tavolo Versalis, questa volta con tutti i soggetti che hanno firmato il Protocollo, per una verifica puntuale dello stato di avanzamento dei singoli progetti. Nelle pieghe del comunicato ufficiale, infine, si legge la conferma che l’advisor ha già ricevuto la sua investitura operativa, sebbene non siano trapelati i nomi dei possibili pretendenti. La palla passa ora a JP Morgan: dovrà dimostrare se il cracking di Brindisi – nonostante la sua natura di impianto energivoro e l’attuale fase di “conservazione” – riuscirà ad attrarre un partner credibile in un mercato europeo sempre più ostile alle fonti fossili.




