Il cracking di Brindisi sarà venduto. Cautela della Cgil

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’annuncio, arrivato al ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, segna una svolta attesa da mesi: Eni ha avviato la selezione di un advisor internazionale, un primario consulente finanziario che avrà il mandato di scovare un soggetto industriale pronto a rilevare le attività di cracking (oggi in conservazione) del petrolchimico di Brindisi. Una mossa che riapre una partita rimasta troppo a lungo sospesa, gettando un ponte (o forse solo una fune) verso un futuro che i diretti interessati, in primis i lavoratori, non osano ancora definire certo.

Un gigante in attesa e i numeri della riconversione

Mentre si cerca un compratore per il vecchio cuore petrolchimico, dall’altra parte del sito industriale si muove un progetto diametralmente opposto, sebbene complementare nel disegno della transizione energetica. A giugno, infatti, sarà posata la prima pietra della gigafactory di batterie al litio stazionarie, una joint venture tra Eni e Seri Industrial destinata a cambiare il volto dell’area. Si parla di un investimento mastodontico da 800 milioni di euro, che stando alle dichiarazioni del direttore operativo per la trasformazione industriale di Eni, Giuseppe Ricci, dovrebbe tradursi in un’occupazione di 1.300 addetti, suddivisi tra impiego diretto e indotto.

Le resistenze della Cgil e il pressing sul governo

Se l’orizzonte della fabbrica delle batterie appare delineato, la vendita del cracking raccoglie i consensi tiepidi e condizionati della Cgil. Il sindacato, che per mesi ha sollecitato il Ministero e la Regione per evitare la chiusura secca degli impianti, ha accolto la notizia con una cautela che sa più di esame di coscienza che di trionfalismo. "Se questo significa mantenere a Brindisi e in Italia la chimica di base – si legge in una nota del coordinamento Industria e del segretario generale Massimo Di Cesare – allora salutiamo positivamente questa scelta". Un plauso, dunque, ma non senza un’ammissione implicita: la strada intrapresa era quella giusta, anche se il sindacato stesso aveva spinto in passato per soluzioni industriali alternative in grado di preservare l’intera filiera produttiva.

Tavolo al Mimit e le scadenze di giugno

Per mettere nero su bianco gli impegni e fugare i residui dubbi, il ministro Urso ha già convocato per il 25 giugno a Palazzo Piacentini un nuovo incontro del Tavolo Versalis; dalla riunione, alla quale prenderanno parte l’azienda, le Regioni Puglia, Sicilia, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, oltre a Confindustria e le sigle sindacali nazionali, ci si aspetta la verifica dello stato di attuazione del piano di riconversione per i siti di Brindisi, Priolo e Ragusa. Un appuntamento che arriva in un momento cruciale, proprio mentre l’advisor selezionato sonda il mercato alla ricerca di quel soggetto industriale disposto a raccogliere l’eredità di un impianto messo in naftalina (la conservazione) ma non ancora dichiarato morto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.