Netanyahu e la crisi istituzionale: la Corte blocca il licenziamento del capo dello Shin Bet
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Redazione Esteri
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La democrazia israeliana vive uno dei suoi momenti più delicati, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu sembra intenzionato a sfidare i limiti del potere esecutivo, mettendo in discussione l’equilibrio tra i poteri dello Stato. La scorsa settimana, il governo ha votato all’unanimità il licenziamento di Ronen Bar, capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, prima della scadenza naturale del suo mandato. Una mossa senza precedenti, che ha spinto la Corte Suprema a intervenire, congelando la decisione fino a un’udienza che esaminerà le istanze contrarie alla rimozione.
Bar, 59 anni, è una figura di spicco nei servizi segreti israeliani, con un’esperienza trentennale nel campo della sicurezza interna. La sua rimozione, voluta da Netanyahu, è stata interpretata da molti come un tentativo di sostituire figure indipendenti con personalità più allineate agli interessi del premier. Un’operazione che ricorda, secondo alcuni osservatori, lo stile autoritario di Donald Trump, dove la lealtà personale prevale sulla competenza e sull’autonomia istituzionale.
La decisione della Corte Suprema di bloccare il licenziamento rappresenta un momento storico: è la prima volta che un capo del governo israeliano tenta di rimuovere il direttore dello Shin Bet prima della fine del mandato. Un atto che ha sollevato non poche preoccupazioni tra i cittadini, già allarmati per le crescenti tensioni politiche e istituzionali. Secondo un sondaggio di Canale 12, il 63% degli israeliani si dichiara preoccupato per il futuro della democrazia, una percentuale che include persino il 37% degli elettori di destra.
Netanyahu, tuttavia, sembra determinato a proseguire sulla sua strada, ignorando le critiche e le proteste di piazza. Dopo il tentativo di licenziare Bar, il premier ha rivolto la sua attenzione verso un’altra figura chiave: la procuratrice generale Gali Baharav-Miara, da lui definita una «nemica». Durante la prossima riunione del gabinetto, sarà discussa una mozione di sfiducia contro di lei, in quella che si annuncia come una nuova battaglia istituzionale.
Le mosse di Netanyahu hanno scatenato un dibattito acceso sulla tenuta delle istituzioni israeliane, già messe a dura prova dalla crisi politica degli ultimi anni. La piazza, intanto, non tace: molti manifestanti accusano il governo di utilizzare la guerra a Gaza e il caso Qatargate come strumenti per distogliere l’attenzione dalle questioni interne.
Quella che si sta consumando in Israele è una crisi che va oltre le singole figure coinvolte. È una battaglia per il futuro della democrazia, in cui i guardiani delle istituzioni – dai servizi segreti alla magistratura – rischiano di essere sostituiti da personaggi più malleabili, pronti a piegarsi alle esigenze del potere. La Corte Suprema, per ora, ha fatto sentire la sua voce, ma il conflitto tra esecutivo e giudiziario è destinato a protrarsi, con conseguenze difficili da prevedere.




