L’avvocato Ligas, tra autosabocco e gin tonic: la nuova serie con Luca Argentero
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si apre con un licenziamento plateale, avvenuto tra le mura di uno studio legale associato tra i più prestigiosi di Milano, l’arco narrativo di Lorenzo Ligas, il penalista interpretato da Luca Argentero nella serie Sky Original dal Titolo “Avvocato Ligas”, debuttata il 6 marzo su Sky Atlantic. Il personaggio, che l’attore stesso definisce senza mezzi termini “uno stronzo” in un'intervista rilasciata a Today, è un uomo che vive di eccessi: fascino spregiudicato, intuizione processuale fuori dal comune e una tendenza all’autodistruzione che lo porta a rifugiarsi nell’alcol, nello specifico in innumerevoli gin tonic, arma e simbolo di una fragile esistenza in bilico. Non si tratta, e qui sta la cifra stilistica della serie, dell’ennesimo eroe positivo, bensì di un professionista genialmente cinico, capace di passare dalla massima prosopopea in aula a momenti di intima vulnerabilità quando interagisce con l’ex moglie Patrizia, interpretata da Gaia Messerklinger, o con la figlia Laura, interpretata da Mia Eustacchio. La sceneggiatura, curata da Federico Baccomo (headwriter) insieme a Jean Ludwigg, Leonardo Valenti, Matteo Bozzi, Camilla Buizza e Francesco Tosco, costruisce un personaggio che è una vera e propria maschera tragica: affascinante quanto inaffidabile, elegante come una rockstar ma interiormente devastato.
Un caso giudiziario come pretesto per un’introspezione metropolitana
La trama dei primi due episodi, quelli attualmente disponibili sulla piattaforma Now e in televisione, si dipana attorno alla figura di Jack Zero, all’anagrafe Giacomo Nava, ex popstar autore della hit Crazy Life e ora ridotto a esibirsi ai matrimoni, accusato dell’omicidio di un poliziotto. Se per la procura e per l’opinione pubblica lui rappresenta il colpevole ideale, visto il movente e l’assenza di alibi, per Ligas diventa molto di più: l’occasione per riscattarsi professionalmente dopo la caduta. Attorno a questo nucleo investigativo, però, la regia di Fabio Paladini costruisce un affresco di Milano che è molto più di un semplice sfondo: la città diventa un personaggio aggiunto, con i suoi locali eleganti, le sue contraddizioni e una frenesia che fa da contraltare alla lentezza dei corridoi di tribunale. Ad affiancare Ligas in questa discesa negli inferi della giustizia è Marta Carati, interpretata da Marina Occhionero, giovane praticante idealista che funge da coscienza morale e contraltare alla spregiudicatezza del protagonista. La loro dinamica, fatta di scontri e reciproca scoperta, costituisce l’ossatura portante di un legal drama che, pur rimanendo fedele ai canoni del genere, tenta una strada meno consueta per il panorama televisivo italiano: quella di un racconto crudo, senza edulcorazioni linguistiche e tematiche, dove si parla di razzismo e corruzione senza filtri.
La costruzione del personaggio e la distanza dall’interprete
Luca Argentero, intervistato da Il Messaggero, confessa che Ligas rappresenta “tutto ciò che ho sempre sognato di essere ma non ho mai avuto il coraggio di diventare”, svelando un paradosso interpretativo di non poco conto. L’attore, che nella vita si descrive come misurato e incline all’understatement tipicamente piemontese, si trova a vestire i panni di un uomo che della sovraesposizione e della teatralità ha fatto il proprio marchio di fabbrica. Una distanza che Argentero ha colmato lavorando sulla caratterizzazione vocale: un accento milanese più marcato nelle arringhe difensive, quasi a sottolineare la maschera professionale, e un tono che si attenua nei momenti privati con la famiglia. Nel cast spicca anche la presenza di Barbara Chichiarelli, che interpreta il pubblico ministero Annamaria Pastori, rivale in aula di Ligas, un confronto che l’attore definisce “uno dei motivi per cui mi auguro ci sia un seguito”. La produzione Sky Studios e Fabula Pictures, tratta dal romanzo di Gianluca Ferraris “Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti”, uscito in libreria per Corbaccio proprio in concomitanza con la serie, sembra aver puntato su una cifra stilistica volutamente sporca, lontana dalla perfezione asettica di altri prodotti, per raccontare le zone d’ombra di un sistema giudiziario e di un uomo.
Il confronto con la paternità e il ritorno alla normalità familiare
Al di là della finzione scenica, il ruolo di padre sembra aver influenzato profondamente l’approccio di Argentero al personaggio e alla professione. In una delle interviste promozionali, l’attore ha raccontato come alcune dinamiche tra Ligas e sua figlia Laura lo abbiano toccato personalmente, confrontandosi con l’età in cui i bambini iniziano a fare “domande sensate alle quali non puoi più fare finta di non rispondere”. Sul set, inoltre, Argentero ha ritrovato la moglie Cristina Marino, anche lei nel cast, e ha espresso più volte il desiderio di invertire i ruoli familiari: «Vorrei passare più tempo con i miei figli e vedere mia moglie tornare sul set. A quasi 50 anni devo rallentare». Una dichiarazione che suona quasi come un testamento professionale, un’ammissione che il ritmo di produzione televisiva italiana, fatta di set itineranti e lunghe assenze da casa, inizia a pesare. La serie, composta da sei episodi che proseguiranno con cadenza settimanale fino al 3 aprile, rappresenta per lui un punto di svolta: un addio al camice di “Doc” e l’ingresso in un universo narrativo più ambiguo e complesso, dove la morale è liquida e il confine tra giusto e sbagliato si assottiglia fino quasi a sparire, lasciando spazio solo alla necessità di vincere la causa, a qualsiasi costo.




