L’avvocato Ligas, quel cinico e affascinante penalista che parla milanese e ha il volto di Luca Argentero
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nelle storie di professionisti dannati e geniali, in cui il meccanismo si inceppa proprio a causa di quel talento che li aveva resi celebri. Per Lorenzo Ligas, l’avvocato penalista interpretato da Luca Argentero nella nuova serie Sky, quel momento coincide con una relazione, quella con la moglie del suo mentore, che gli costa il posto nello studio legale dove aveva costruito la propria leggenda. Da lì, la caduta, che è al contempo professionale e personale, diventa l’unica strada percorribile per una risalita che, più che vittoriosa, si annuncia come ostinata e piena di zone d’ombra. Perché Ligas, lo si capisce fin dalle prime immagini, non è l’eroe senza macchia che il pubblico italiano è abituato a vedere, ma un uomo che vive sul confine, sottile e pericoloso, che separa l’acutezza mentale dall’autodistruzione, quel genere di persona che può permettersi di dire, come ha spiegato Argentero, che tutti meritano la miglior difesa possibile, intendendo però la propria.
Il personaggio, che debutta stasera su Sky Atlantic con i primi due episodi, è stato cucito addosso a un attore che, dopo anni di ruoli solari e rassicuranti, ha finalmente accettato di mostrare le crepe. Lo stesso Argentero, in un'intervista rilasciata al magazine Chi, ha raccontato quanto sia stato liberatorio confrontarsi con le debolezze di Ligas, un uomo che annega i propri demoni nei gin tonic e nelle notti milanesi, ma che in aula si trasforma in una macchina da guerra capace di ribaltare qualsiasi verdetto con un dettaglio, una frase, un oggetto trasformato in prova regina. E la scelta di ambientare questa serie a Milano non è affatto casuale: la città non fa da semplice sfondo, ma diventa una presenza scenica quasi ingombrante, con i suoi studi legali che sembrano gabbie di vetro, le terrazze esclusive dove si affogano i dispiaceri e i Navigli che fanno da contrappunto popolare ai drammi dell’alta borghesia. Il tribunale, con la sua architettura imponente, è il palcoscenico naturale dove Ligas recita la sua parte, ma il vero dramma si consuma altrove, nei rapporti umani che non riesce a gestire, a partire da quello con l’ex moglie Patrizia, interpretata da Gaia Messerklinger, donna che ha scelto la stabilità e che ormai vive su un pianeta diverso dal suo.
A sostenere il protagonista in questa discesa agli inferi – che poi è il tentativo di rimettersi in piedi – c’è Marta Carati, giovane praticante con la testa piena di ideali e il cuore segnato da una relazione tossica con un professore. Tra i due, interpretati da Argentero e da Marina Occhionero, si instaura una dinamica complessa, fatta di apprendistato e di reciproca diffidenza, che piano piano si trasforma in qualcosa di più profondo. Lei è l’elemento che manca a Ligas: l’umanità, la capacità di ascoltare, la pazienza di guardare oltre la superficie dei clienti, spesso personaggi scomodi, perdenti, reietti che nessuno vorrebbe difendere. Ed è proprio attraverso questi casi, che spaziano dal razzismo strisciante all’ipocrisia social, che la serie interroga lo spettatore senza offrirgli facili assoluzioni. Non c’è mai una verità preconfezionata, solo il dubbio e la consapevolezza che la legge, a volte, è uno strumento nelle mani di chi sa usarla meglio, e non necessariamente di chi ha ragione.
Un capitolo a parte, e di sicuro interesse per chi segue le vicende personali degli attori, merita la presenza sul set di Cristina Marino, moglie nella vita di Luca Argentero. La loro storia d’amore, nata nel 2015 proprio sui set di Vacanze ai Caraibi, si ripete oggi in un contesto narrativo che li vede condividere nuovamente la scena. Argentero, con la schiettezza che lo contraddistingue, ha ammesso che recitare una scena di passione con la propria compagna è stato «molto più semplice e divertente che con una sconosciuta», una frase che ha il sapore di una confidenza tra amici più che di una dichiarazione artefatta. La Marino, dal canto suo, ha confessato un certo imbarazzo iniziale, quella pressione aggiuntiva che si prova quando al tuo fianco, professionalmente, c’è la persona con cui condividi la vita, e che da vent’anni calca le scene. Un gioco di specchi tra realtà e finzione che impreziosisce la serie, regalando a chi guarda la sensazione di spiare un dialogo privato, anche quando i personaggi stanno semplicemente recitando una parte.




