"Un’intera professione non può essere giudicata per il comportamento di pochi": l’Ordine degli infermieri risponde alle polemiche
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Redazione Interno
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Mentre le indagini sul cosiddetto "caso Michieletti" continuano a scuotere il mondo sanitario, l’Ordine degli infermieri di Piacenza ha scelto di rompere il silenzio senza cadere nella retorica. «Il nostro non è silenzio, è rispetto», si legge in una nota che, pur evitando toni difensivi, ribadisce l’impegno a sostenere chi ha denunciato, chi ha taciuto per paura e chi ancora vive un conflitto interiore. «Non siamo giudici né cronisti», sottolinea il testo, lasciando alle autorità il compito di accertare le responsabilità, ma garantendo che, se necessario, si agirà «con determinazione e rigore».
Intanto, un’altra vicenda ha acceso polemiche nell’ambiente medico: l’Ausl ha comunicato via Whatsapp al personale di Radiologia la disponibilità di avvocati penalisti «con studio fuori provincia», per garantire «imparzialità e massima tutela» alle eventuali vittime. Una scelta che non ha convinto tutti, soprattutto tra gli avvocati locali, che hanno storciato il naso davanti all’implicito sospetto verso i professionisti del territorio.
Parallelamente, un nuovo protocollo negli ospedali ha sollevato interrogativi sulla privacy: prima delle visite, il personale sanitario potrebbe accedere alle chat dei pazienti su Whatsapp, un metodo presentato come necessario per evitare omissioni durante l’anamnesi. Se da un lato c’è chi lo giustifica come strumento per una diagnosi più accurata, dall’altro crescono le preoccupazioni per un controllo sempre più invadente nella vita privata delle persone.




