Tanisi: la riforma non tocca i veri problemi della giustizia
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Redazione Interno
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Non una riforma della giustizia, bensì una riforma della magistratura. È questa la distinzione netta e sostanziale proposta da Roberto Tanisi, già presidente del Tribunale di Lecce, la cui voce si aggiunge al dibattito sul referendum costituzionale che si terrà in primavera. Secondo l'ex magistrato, la cui esperienza professionale rappresenta un osservatorio privilegiato, il testo approvato dal Parlamento il 30 ottobre 2025 lascia irrisolte le questioni che realmente affliggono il settore, concentrandosi invece su una riorganizzazione interna all'ordine giudiziario. «La giustizia ha altri problemi», ha affermato Tanisi, «e nessuno di questi problemi viene affrontato dalla riforma. Questa riforma tende a separare le carriere dei magistrati, a sdoppiare il Consiglio Superiore della Magistratura e a creare un’alta corte disciplinare». Un'operazione, a suo avviso, che rischia di indebolire i diritti dei cittadini e l'equilibrio dei poteri, senza apportare quei miglioramenti all'efficienza e alla celertità dei procedimenti che sono attesi da anni.
Il fronte del No si organizza da Andria a Messina
Mentre Tanisi esprime le sue perplessità, il comitato per il "No" amplia la sua presenza territoriale, coinvolgendo professionalità che vanno oltre la sfera giudiziaria. Ad Andria, una sala gremita del Food Policy Hub ha ospitato il primo di una serie di incontri pubblici finalizzati a illustrare i motivi dell'opposizione alla riforma Nordio, in un clima di attenzione che anticipa la chiamata alle urne. A Messina, il 22 dicembre, è nata ufficialmente l'articolazione locale del comitato "Giusto dire NO", che ha eletto come coordinatore Luigi D'Andrea, costituzionalista di chiara fama. La scelta, compiuta per acclamazione, sottolinea la volontà di costruire un argomento giuridico solido, supportato anche dalla presenza nel direttivo di figure come l'avvocato Aurora Notarianni e altri professionisti, i quali portano una prospettiva diversa ma complementare a quella degli addetti ai lavori.
Dal fronte del Sì l'appello alla chiarezza per i cittadini
Dall'altra parte della barricada, i sostenitori della riforma si stanno organizzando per una campagna altrettanto capillare, promettendo di fornire ai cittadini spiegazioni concrete e di sfatare quelle che definiscono false narrazioni. «Scenderemo in campo con trasparenza e senso di responsabilità per spiegare, da conoscitori della materia, quali sono i principi cardine della riforma, cosa comporterà nel concreto e anche per smentire i falsi miti», ha dichiarato Massimiliano Mari, presidente della Camera Penale di Capitanata, durante la presentazione del Comitato per il Sì. Il cuore del loro messaggio, che si struttura attorno al concetto di separazione delle carriere, poggia sull'idea che una chiara distinzione tra le funzioni requirenti e giudicanti sia indispensabile per rinsaldare la fiducia dei cittadini nell'istituzione, fiducia che verrebbe meno, a loro dire, quando «i ruoli si confondono».
Uno scontro che si gioca sull'interpretazione delle riforme
Il confronto, che si preannuncia serrato nei prossimi mesi, trascende la semplice analisi tecnica degli articoli di legge per investire il significato stesso della riforma. Da un lato, i critici come Tanisi la dipingono come un intervento che modifica gli assetti di potere senza risolvere i nodi storici della giustizia italiana, indebolendo per di più alcune garanzie. Dall'altro, i promotori la presentano come un passo necessario per modernizzare l'ordinamento, rendere più indipendenti le diverse funzioni e, in ultima analisi, più forte e credibile l'intero sistema. Al di là delle posizioni, è evidente che il referendum chiamerà gli elettori a esprimersi su una materia complessa, il cui esito potrebbe ridisegnare in profondità i rapporti tra politica, magistratura e società, in un momento storico delicato anche a livello internazionale, con Donald Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti.




