Sanremo, Conti commosso: “Il mio festival è baudiano”. Pausini: “Quando vedo la scritta Ariston, penso al Lexotan”
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Redazione Interno
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C’è un filo rosso che lega l’edizione numero 76 del Festival di Sanremo a quella che fu, e questo filo ha il nome di Pippo Baudo. Nel corso della conferenza stampa di presentazione tenutasi nella tarda mattinata di oggi, lunedì 23 febbraio 2026, il conduttore e direttore artistico Carlo Conti ha voluto sin da subito chiarire l’anima di questa kermesse, che prenderà il via domani sera dal Teatro Ariston per concludersi sabato 28 febbraio. Una dichiarazione d’intenti netta, la sua, quando ha ricordato come il Festival che sta per cominciare non possa che essere baudiano, riprendendo un concetto già espresso in passato ma che oggi, a pochi mesi dalla scomparsa del “grande vecchio” avvenuta lo scorso agosto, assume un peso specifico del tutto particolare. “Pensate la mia emozione – ha esordito Conti davanti alla sala stampa gremita – tocca a me fare il primo Festival senza Pippo Baudo”. Un’emozione che il conduttore non ha nascosto, lasciando trasparire tutta la commozione di dover salire sul palco più importante d’Italia senza la figura che quegli stessi gradini li ha percorsi per tredici edizioni, stabilendo un record destinato a restare. “Per questo è doveroso dedicarlo a lui”, ha aggiunto, annunciando un gesto simbolico ma dal forte significato: l’intitolazione del proprio camerino a Baudo, un’iniziativa resa possibile dalla sensibilità della famiglia Vacchino, proprietaria del teatro, che ha voluto dedicare il quaderno dell’Ariston al conduttore scomparso. “Immaginate il mio onore – ha proseguito Conti – nel vedere la mia foto con Pippo sulla copertina”.
L’ansia da Festival e il ricordo del maestro
Se per Conti il rapporto con Baudo è stato quello di un allievo verso il maestro, per Laura Pausini il discorso si tinge di sfumature più personali, quasi familiari. La cantante, che affiancherà Conti in tutte e cinque le serate, ha raccontato un aneddoto che svela quanto la figura di Baudo sia stata per lei un porto sicuro. “Quando vedo la scritta Ariston – ha confessato la Pausini – ho in mente il Lexotan”. Un’ammissione che strappa un sorriso ma che fotografa lo stato d’animo di chi quel palco lo ha calcato da giovanissima, nel lontano 1993, e che ora ci torna con un ruolo di primissimo piano. La genesi della sua partecipazione, ha spiegato, risale allo scorso marzo, quando Conti le propose la co-conduzione. La prima reazione fu di smarrimento, tanta era la paura. “Ho chiamato subito Pippo – ha rivelato – e gli spiegai che ero indecisa e impaurita. Lui mi rispose con la schiettezza che gli era propria: ‘Ma stai ancora aspettando Laura? Sei pronta e te lo dico da un po'”. Un beneplacito, quello del conduttore siciliano, che ha avuto il potere di sciogliere ogni sua riserva, trasformando l’ansia in quella che oggi la cantante definisce “la serenità più gioiosa”. Un passaggio di testimone ideale, che lega a doppio filo le generazioni.
Il palco e la politica, tra inviti e libertà
Non sono mancati, come da copione alla vigilia del Festival, i consueti distinguo in materia di presenze istituzionali e presunte ingerenze. Alla domanda riguardante un eventuale invito al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, Carlo Conti ha risposto con la formula che ormai appartiene al lessico sanremese: la libertà di accesso subordinata all’acquisto del biglietto. “Non l’ho invitata – ha chiarito il conduttore – ma è una libera cittadina. Se paga il biglietto, può venire come tutti”. Una precisazione che ha fatto da preludio a una riflessione più ampia sul delicato equilibrio tra televisione pubblica e potere politico, un tema che periodicamente riemerge nel dibattito pubblico. “La mia storia parla per me – ha rivendicato Conti – ho fatto il Festival con tutti i governi e ho sempre avuto la Rai dalla mia parte, ma sempre in libertà”. Parole nette, quelle del direttore artistico, che ha voluto mettere le mani avanti rispetto alle voci di presunte pressioni politiche circolate nei giorni scorsi, rivendicando con forza la propria indipendenza: “Preferisco che si dica che non so fare il mio mestiere piuttosto che qualcuno dica che sono stato chiamato per favorire o invitare qualcuno. Mi fa sorridere – ha aggiunto con una punta di ironia – che quando c’era Renzi ero renziano, ora meloniano, poi magari sarò cinquestelliano. In realtà sono un uomo libero e ci tengo a essere indipendente il più possibile nel mio lavoro di giullare televisivo”.
Numeri, novità e il via alla gara
Dietro le quinte dell’emozione e delle dichiarazioni programmatiche, la macchina organizzativa del Festival gira ormai a pieno regime. Luca Poggi, amministratore delegato di Rai Pubblicità, ha fornito i primi dati confortanti sulla raccolta, che si avvia a chiudere con risultati migliori rispetto alla già florida edizione del 2025, quando si superarono i 65 milioni di euro. Segnali positivi arrivano anche dal fronte dell’engagement digitale, con Elena Capparelli, direttore di Rai Play, che ha certificato un incremento delle visualizzazioni sui social del 500% rispetto all’anno precedente nei giorni che hanno preceduto l’evento. La 76esima edizione si preannuncia quindi come un appuntamento totalizzante, capace come sempre di catalizzare l’attenzione del Paese. Il via ufficiale alle danze sarà affidato a Olly, vincitore dello scorso anno con “Balorda nostalgia”, che si esibirà per un ideale passaggio di consegne ai 30 big in gara. Un antipasto di quello che sarà un menu ricco e variegato, con la direzione musicale del maestro Pinuccio Pirazzoli e un palco firmato da Riccardo Bocchini, pensato per essere immersivo e avvolgente. Domani sera si alzerà il sipario: l’Ariston è pronto a vivere la sua settimana di gloria, nel nome di Pippo Baudo.




