Sanremo parte con la voce di Pippo Baudo, l’omaggio di Conti e Pausini apre il festival
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Redazione Interno
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Il buio sulla sala del Teatro Ariston, il silenzio carico di attesa che precede ogni edizione e poi, improvvisa, quella voce. Una voce che per decenni ha incarnato il rituale laico della canzone italiana, capace di entrare nelle case degli italiani con la stessa familiarità di un parente stretto. “Buonasera, benvenuti al Festival della canzone italiana, al festival di Sanremo”: la frase di Pippo Baudo, registrata chissà quando e chissà in quale delle tredici edizioni da lui condotte, è stata la chiave d’accesso alla settantaseiesima edizione della kermesse. Un’apertura che ha voluto essere, nelle intenzioni del conduttore e direttore artistico Carlo Conti, una dichiarazione di continuità più che un semplice omaggio funebre, considerando che Baudo, scomparso nell’agosto del 2025 all’età di ottantanove anni, rappresenta per questo festival non solo un recordman di presenze ma una sorta di architrave portante -2-7.
Mentre l’orchestra attaccava le note di Perché Sanremo è Sanremo, quel jingle che da solo vale un’epoca, il pubblico ha risposto con un applauso che non sembrava rituale. Conti, visibilmente consapevole del passaggio di testimone ricevuto, ha aspettato che l’ovazione si placasse prima di scandire un concetto semplice nella sua formulazione ma pesante nel significato: questo è il primo Festival senza Pippo Baudo, e iniziare con la sua voce è parso un atto dovuto prima ancora che una scelta scenica -8. Del resto lo aveva anticipato nei giorni precedenti, durante la conferenza stampa di presentazione, quando aveva confessato l’emozione particolare nel dover affrontare questa edizione, l’ultima da lui diretta, senza la presenza fisica di colui che aveva definito un maestro -1.
In platea, tra i presenti, c’erano i figli Tiziana e Alessandro, ai quali è andato idealmente il pensiero di Conti subito dopo il primo break pubblicitario, mentre l’Ariston rumoreggiava ancora gridando il nome di Pippo -6. Ma il tributo al presentatore catanese non si è esaurito nel minuto di apertura, perché la serata ha visto susseguirsi diversi momenti in cui la memoria è tornata a galla con naturalezza. Quando è apparsa Laura Pausini, co-conduttrice scelta per tutte e cinque le serate, il meccanismo del ricordo si è fatto più intimo. La cantante, che Baudo lanciò nel lontano 1993 facendole vincere la sezione Nuove Proposte con La solitudine, ha raccontato a microfono spento, tra una presentazione e l’altra, di essere tornata nel punto esatto del palco dove il presentatore le prese la mano quella sera -9.
Un dettaglio, quest’ultimo, che rende l’idea di quanto il legame tra Baudo e certi artisti fosse profondo. Pausini ha confessato alla stampa, nei giorni precedenti, di aver chiamato proprio lui lo scorso marzo quando Conti le propose la co-conduzione, ricevendo parole di incoraggiamento che oggi suonano come un testamento spirituale: quel “sei pronta” pronunciato da Baudo pochi mesi prima di morire è riecheggiato nella sala stampa come una sorta di investitura -4. E mentre la Pausini arrancava tra un’emozione e l’altra, cercando sostegno nel “Carlotan” – così ha ribattezzato scherzosamente Conti, paragonandolo al suo ansiolitico di fiducia – sul maxischermo scorrevano immagini di repertorio che restituivano Baudo in tutta la sua autorevolezza, quella che gli fece meritare l’appellativo di “uomo che inventò la televisione” -2.
L’apertura ha dunque funzionato da cerniera tra passato e presente, con Olly, vincitore dell’edizione precedente, che ha riproposto Balorda nostalgia quasi a suggellare un passaggio generazionale che non dimentica le radici -5. Poco importa se fuori dal teatro qualcuno, come Katia Ricciarelli, si sia lamentato di non essere stata invitata nonostante i diciotto anni trascorsi accanto a Baudo: la gestione della memoria, in questi casi, è sempre un crinale delicato, e la produzione ha preferito puntare sui figli e sulla cerchia più stretta dei collaboratori -6. Tra questi, in platea era presente anche Dina Minna, storica assistente, testimone silenziosa di un’epoca che con questa serata si chiude definitivamente, anche se il festival continua.




