Omicidio di Loreto, il vescovo Dal Cin: “La violenza contro una donna è oltraggio a Dio” e la Procura esclude il femminicidio
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Redazione Interno
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La comunità di Loreto, in provincia di Ancona, è stata scossa dall'omicidio di Luigia Fortunato, una giovane madre di trentatré anni uccisa a coltellate nella propria abitazione giovedì sera. L'ex compagno, Sami Khemaies, tunisino di trentanove anni, si è costituito ai carabinieri e ha confessato il delitto, fornendo la propria versione dei fatti: “Voleva che me ne andassi di casa”. Secondo le prime ricostruzioni, all'origine della lite che ha portato all'assassinio vi sarebbe una questione legata al figlio della coppia, un bambino di sette anni.
La nonna materna avrebbe portato via il piccolo dalla casa soltanto dieci minuti prima che il dramma si consumasse.
Il messaggio del vescovo e il cordoglio della comunità
Monsignor Fabio Dal Cin, delegato pontificio di Loreto, ha espresso parole di profondo dolore per quanto accaduto, definendo l'omicidio un "tragico femminicidio" che ha strappato alla vita "la nostra sorella Luigia". “Di fronte a tanta violenza, il primo sentimento è il silenzio della preghiera, che si fa vicinanza commossa al bambino, alla mamma e ai familiari di Luigia, a cui desidero far giungere il mio più fraterno cordoglio”, ha dichiarato il vescovo.
Dal Cin ha poi rivolto un appello alla collettività, sottolineando come la violenza contro una donna costituisca un oltraggio a Dio e come sia necessario un cambio di mentalità radicale per fermare questa scia di sangue. “Dobbiamo capire e spiegare, a partire dai più giovani, che l'amore non è mai possesso, non è sopraffazione, né dominio su un'altra persona”, ha aggiunto.
La Procura esclude il femminicidio: le motivazioni e la differenza giuridica
Nonostante le parole del vescovo, la Procura di Ancona, guidata dal pm Rosario Lioniello, ha scelto di contestare a Sami Khemaies il reato di omicidio volontario aggravato dall'uso dell'arma, escludendo il femminicidio. Secondo le prime valutazioni degli inquirenti, mancherebbero i caratteri tipici del femminicidio, ovvero l'odio, la discriminazione, la prevaricazione o i motivi di controllo e possesso che contraddistinguono il delitto di genere.
Una differenza che ha un peso sostanziale sul piano della pena: l'omicidio volontario, con l'aggravante dell'arma, prevede una condanna che parte da ventuno anni, aumentata di un terzo; il femminicidio, introdotto a dicembre dell'anno scorso, comporterebbe invece l'ergastolo. Lunedì 13 luglio si terrà l'udienza di convalida del fermo davanti al gip Carlo Cimini, mentre l'autopsia sul corpo della vittima è stata fissata per martedì 14 luglio, affidata al medico legale Angelo Montana.
Le reazioni della famiglia e il dibattito sulla prevenzione
La decisione della Procura ha scatenato polemiche, in particolare da parte dei centri anti-violenza, mentre la legale della famiglia di Luigia Fortunato, l'avvocato Cristina Perozzi, ha invitato alla cautela, definendo "prematuro" fare ipotesi di reato. “Tutto quello che ho letto fino ad ora sono congetture non comprovate da nulla. Dobbiamo lasciare lavorare tranquillamente la magistratura e gli inquirenti, verso i quali ho massima fiducia”, ha dichiarato.
La legale ha però anche sottolineato come Luigia fosse "una madre meravigliosa e irreprensibile", ragione per cui la famiglia non era seguita dai servizi sociali, non essendovi conflittualità apparente in casa. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha espresso profondo cordoglio, ribadendo che la prevenzione passa dall'educazione ai diritti umani e al rispetto della persona.
“Se non ci sono mai state denunce, come si fa a sapere se Luigia non sia mai stata vittima di maltrattamenti?”, si è chiesta la legale, che ha aggiunto: “Facciamo battaglie all'ultimo fiato per veicolare un messaggio diverso ed educativo alla collettività”.




