Orani, un paese sotto choc per l’omicidio di Tonino Pireddu: eseguita l’autopsia
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Redazione Interno
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Il silenzio rotto soltanto dal vento che attraversa il Corso Italia, la strada principale di Orani, e dai passi degli investigatori tornati sul luogo del delitto per cercare, forse, un dettaglio sfuggito alla prima ricognizione, racconta meglio di qualsiasi parola lo sgomento che ha avvolto il paese. Nel pomeriggio, la folla ha gremito la chiesa di Sant’Andrea per l’ultimo saluto a Tonino Pireddu, il trentottenne operaio ucciso mercoledì sera con un colpo di fucile esploso alle spalle, proprio davanti al cancello di casa, mentre rientrava dopo aver accompagnato la compagna. Don Gesuino Corraine, davanti a una comunità incredula e profondamente ferita, ha invitato i fedeli ad aggrapparsi alla fede per superare un dolore che appare incommensurabile, ricordando come la vita terrena non si concluda con la morte e auspicando un recupero di quei valori umani che simili tragedie sembrano calpestare. Tra i banchi della chiesa, oltre ai familiari, c'era anche Manuela Porcheddu, la compagna di Pireddu, la stessa che nelle ore precedenti aveva rotto il silenzio sui social per difendere la memoria del suo uomo da commenti che definiva ignobili, perché volti a macchiare la reputazione di chi, a suo dire, non cercava mai lo scontro ed era sempre pronto al confronto.
La sequenza degli eventi, nella sera del delitto, è stata ricostruita con precisione dagli uomini dell’Arma. Pireddu, rientrato a casa insieme alla compagna, era risalito in auto per recuperare un oggetto dimenticato, ed è stato in quel frangente, mentre tornava verso l'abitazione, che il killer, nascosto nel buio, ha aperto il fuoco. Un’esecuzione che l’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Demontis presso l’ospedale Brotzu di Cagliari ha confermato essere stata fredda e chirurgica: un unico proiettile a pallettoni, partito da una distanza considerevole, circa una ventina di metri, sufficiente però a non lasciare scampo. Un dettaglio, questo, che delinea la figura di un assassino che conosceva bene i movimenti della vittima e che ha agito con una determinazione tale da non lasciare nulla al caso.
Gli investigatori del comando provinciale di Nuoro, coordinati dal pm Riccardo Belfiori, si trovano ora a dover dipanare una matassa che appare tutt'altro che lineare. Al centro delle loro attenzioni, inevitabilmente, c'è l'incendio che lo scorso dicembre aveva distrutto l'auto della stessa vittima e quella della sua compagna, un rogo divampato sempre nelle vicinanze dell'abitazione e che ora, dopo il sangue versato, assume i contorni di un inquietante preludio. Si cerca un nesso, un filo rosso che leghi quei due episodi, e si setacciano i sistemi di videosorveglianza privati, compresi quelli che la coppia, proprio dopo l'incendio, aveva deciso di installare per tutelarsi: apparecchi che potrebbero aver immortalato il volto dell'assassino o la sua fuga, seppure la loro efficacia sia ancora tutta da verificare.
La vita di Tonino Pireddu, operaio in una ditta di smaltimento rifiuti e appassionato cacciatore, una figura ben conosciuta in paese anche per la precedente gestione familiare del servizio di igiene urbana, non sembrava nascondere ombre. Eppure, qualcuno, con una freddezza che lascia attoniti, ha deciso di farlo tacere per sempre. L'ipotesi di un movente legato a questioni private o a vecchi rancori mai sopiti è certamente al vaglio degli inquirenti, così come non si esclude che il responsabile possa aver agito con la complicità di una o più persone, magari per garantirsi una via di fuga. La comunità, intanto, si è stretta in un silenzio rispettoso, testimoniato anche dalla decisione del sindaco Marco Ziranu di annullare i festeggiamenti del carnevale, un gesto che misura la profondità di una ferita che difficilmente si rimarginerà.
Il dolore della compagna e la caccia al killer
Manuela Porcheddu, la compagna di Tonino Pireddu, ha affidato ai social network lo sfogo di chi si sente privata non solo dell'amore della propria vita, ma anche della serenità di poterlo piangere senza doverne difendere l'integrità morale. Le sue parole, riportate dai colleghi e cariche di un'emotività palpabile, descrivono un uomo premuroso, capace di piccole attenzioni quotidiane come comprarle il ginseng al bar, e allo stesso tempo risoluto nel rifiutare lo scontro, un uomo che preferiva il confronto civile all'astio. Ed è forse proprio questa sua indole, questa "superiorità" nei modi, come l'ha definita la donna, ad aver infastidito qualcuno, qualcuno che per farlo tacere ha scelto la via più vile, quella di colpirlo alle spalle senza mostrare il volto. Nel suo sfogo, la donna ha voluto anche stigmatizzare con forza certi commenti letti in rete, quelli che, in un fenomeno noto come victim blaming, sembravano quasi voler giustificare l'accaduto o gettare ombre sulla vittima, una crudeltà che si somma a quella dell'assassino.
Mentre la salma di Pireddu veniva restituita alla famiglia dopo l'esame autoptico, i carabinieri proseguivano senza sosta il loro lavoro, tornando a battere il Corso Italia per cercare tracce recondite, particolari che solo la luce del giorno potrebbe rivelare. L'analisi dei tabulati telefonici e degli eventuali filmati delle telecamere di sorveglianza della zona, installate sia da privati che da esercizi commerciali, rappresenta ora la via maestra per dare un nome e un volto a chi, nell'oscurità di una sera qualunque, ha deciso di spegnere per sempre la vita di un uomo, lasciando un intero paese a chiedersi il perché.




