Orani, delitto Pireddu: l’autopsia chiarirà dinamica e numero dei colpi. La svolta delle telecamere e il giallo degli incendi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà l’autopsia, in programma domani mattina a Cagliari, a chiarire un punto decisivo dell’omicidio di Tonino Pireddu, il 38enne operaio di Orani ucciso nella notte tra mercoledì e giovedì mentre stava facendo rientro a casa. L’esame, che verrà eseguito dal medico legale Roberto Demontis su incarico del pubblico ministero Ricardo Belfiori, dovrà fornire gli elementi fondamentali da cui ripartire per ricostruire con precisione la dinamica dell’agguato, avvenuto in corso Italia intorno alle 21:30 -4-9. Al centro dell’accertamento tecnico, la necessità di stabilire non solo la distanza esatta dalla quale è partito lo sparo, o gli spari, ma anche il numero preciso dei colpi che hanno raggiunto la vittima alle spalle, un dettaglio, quest’ultimo, su cui al momento non c’è piena certezza -4.

Gli investigatori dell’Arma, che hanno lavorato senza sosta sin dalla sera del delitto, hanno concentrato le loro attenzioni su un dettaglio emerso nelle ultime ore e che potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti delle indagini. Dopo l’incendio doloso dello scorso dicembre, quando l’auto di Pireddu e quella della sua compagna vennero date alle fiamme, la coppia aveva infatti deciso di installare delle telecamere di sorveglianza proprio in quella zona -4. Un gesto, questo, dettato dalla paura o forse da un presagio, che ora gli inquirenti stanno cercando di valorizzare al massimo: i militari stanno pertanto acquisendo e analizzando i frame registrati dai dispositivi, nella speranza che possano aver immortalato il volto del killer o il suo eventuale mezzo di fuga. L’assassino, e qui sta un paradosso inquietante, potrebbe aver agito con spregiudicatezza, consapevole della presenza delle telecamere ma deciso comunque a colpire, o forse, al contrario, ha sottovalutato l’angolo di visuale degli occhi elettronici -4.

Il killer nell’ombra e la pista degli incendi

La dinamica, ricostruita dai carabinieri del comando provinciale di Nuoro, parla di un’esecuzione avvenuta nel cuore del centro storico, in un momento di apparente normalità. Pireddu, rientrato a casa dopo il lavoro, aveva accompagnato la compagna all’ingresso dell’abitazione; la donna era già entrata, mentre lui si era attardato nei pressi della propria auto per recuperare un oggetto dimenticato -5-7. È stato in quel frangente, con la schiena girata verso la strada e l’oscurità ormai calata sul paese, che è scattata la trappola mortale: un colpo di fucile, esploso da distanza ravvicinata, lo ha raggiunto senza lasciargli scampo -2-8.

Parallelamente all’analisi dei supporti video, gli inquirenti stanno scandagliando il passato della vittima, con un focus particolare su quel rogo di fine anno che già aveva segnato la vita della coppia. Non è chiaro se i due episodi siano collegati, e se a sparare sia stata la stessa mano che mesi fa aveva appiccato le fiamme, ma la coincidenza appare agli occhi degli investigatori un elemento troppo significativo per essere trascurato -5. Pireddu, operaio di una ditta di smaltimento rifiuti e persona conosciuta in paese anche per la passione per la caccia, aveva un passato da imprenditore nel settore dell’igiene urbana e conduceva una vita apparentemente tranquilla, lontana da quei riflettori che purtroppo si sono accesi solo con la sua morte -5-7.

Il silenzio di Orani e lo stop al carnevale

Il giorno dopo, Orani è una comunità ferita e in silenzio. Il sindaco Marco Ziranu, visibilmente scosso, ha descritto Pireddu come un ragazzo tranquillo, uno che in paese si vedeva poco, e ha tenuto a sottolineare come il centro barbaricino non sia storicamente teatro di faide o tensioni sanguinose, ricordando come l’ultimo omicidio risalisse al 2017 -4. A seguito del grave lutto, l’amministrazione comunale, in accordo con la Pro loco e le associazioni locali, ha preso la decisione di sospendere immediatamente tutte le manifestazioni carnevalesche in programma, rinviandole a data da destinarsi -1-8. Un gesto di rispetto e di lutto collettivo, in una comunità che si stringe attorno alla famiglia della vittima, mentre i carabinieri continuano a battere palmo a palmo corso Italia, alla ricerca di qualsiasi traccia o testimonianza utile a dare un nome a chi ha sparato -3-6.

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