Omicidio a Orani, il dolore e la rabbia della compagna di Tonino Pireddu: «Ho letto cose assurde, non le meritava»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C‘è un dolore che non si concede in pubblico, quello che Manuela Porcheddu e Tonino Pireddu vivevano lontano dai riflettori dei social network, e c‘è un dolore, invece, che deflagra dopo la tragedia e che costringe a rompere quel silenzio per difendere la memoria di chi non c’è più. Tonino Pireddu, operaio di 38 anni ucciso mercoledì sera a Orani con un colpo di fucile sparato alle spalle mentre stava rientrando nella sua abitazione in Corso Italia -2-3, viene ricordato dalla sua compagna non solo come la vittima di un agguato, ma come un uomo capace di gesti quotidiani, quelli che lui le dimostrava “a fatti concreti“, lontano dalle vetrine virtuali. Manuela Porchedhu, in un lungo messaggio affidato alla sua pagina social, ha voluto blindare l’immagine del compagno da quelle che definisce “cose assurde“, letture distorte e commenti infondati che hanno ulteriormente lacerato il già faticoso percorso del lutto. “Chi lo conosceva – scrive – sa esattamente com‘era Tonino, era un UOMO e non solo con la U maiuscola, pronto ad aiutare tutti compresi animali indifesi“ -4.

La dinamica dell’omicidio, che i carabinieri del comando provinciale di Nuoro stanno cercando di ricostruire nei minimi dettagli, si è consumata in pochi attimi: lui si era attardato vicino all’auto per recuperare un oggetto, lei era appena entrata in casa, e in quel frangente l’assassino, nascosto probabilmente nell’oscurità della sera, ha fatto fuoco -2-3. Un’esecuzione che richiama alla mente un episodio accaduto pochi mesi prima, quando l’auto della coppia era stata data alle fiamme, un antefatto su cui gli inquirenti stanno ora lavorando per verificare possibili collegamenti con il delitto -5-8. Ma al di là delle indagini, che il pm di turno Riccardo Belfiori ha avviato disponendo l’autopsia sul del 38enne per accertare la traiettoria e il numero esatto dei colpi esplosi -6-8, a parlare è soprattutto l’intimità ferita di chi resta.

«Era superiore, per questo l’hanno colpito alle spalle»

Nel suo sfogo, Manuela Porcheddu non si limita a tratteggiare il ritratto di un uomo buono, ma entra nel merito di una dinamica umana che precede l’agguato: la capacità di Tonino di affrontare i conflitti senza mai cercare lo scontro. “Se discuteva con qualcuno – spiega nel post – era sempre pronto ad un confronto sano e civile perché lui non voleva attriti con nessuno e forse proprio questo ha dato fastidio a questa m***a, perché Tonino era SUPERIORE, e il modo di farlo stare zitto è stato proprio quello di colpirlo alle spalle senza nemmeno farsi vedere in faccia“ -4. Una riflessione che trasforma la viltà del gesto in un amaro riconoscimento della statura morale della vittima, quasi che la sua levatura, quella capacità di non abbassarsi al livello degli altri, abbia scatenato una reazione sproporzionata e codarda. La donna evita accuratamente di dare spazio all’assassino – “non voglio parlare di questo verme (senza offesa ai vermi) perché sarebbe dargli importanza” – e concentra invece la sua attenzione sul vuoto incolmabile che quella fucilata ha lasciato.

Il racconto si infittisce di particolari minuti, quelli che costruiscono l’architettura di un amore vero: i ginseng che lui le comprava due volte al giorno al bar, uno per cena e uno per colazione, perché lei li adorava; le attenzioni quando era stanca, le telefonate per sapere se fosse arrivata, le lacrime versate guardando un film e lei lì accanto a scherzare per sdrammatizzare -4-7. È un controcanto potente, questo, alle narrazioni superficiali che talvolta accompagnano i fatti di cronaca, quelle che cercano improbabili giustificazioni o che insinuano dubbi sulla condotta della vittima. “Leggere chissà cosa ha fatto lui per ‘giustificare’ un gesto del genere – attacca Manuela – è una cosa ignobile e crudele come chi quel gesto lo ha fatto davvero” -1-4.

Il paese sospeso tra lutto e indagini

L’eco di questo dramma privato ha investito in pieno la comunità di Orani, un paese che si preparava ai festeggiamenti di carnevale e che invece si è ritrovato transenne e silenzio. Il sindaco Marco Ziranu ha disposto l’annullamento di tutte le manifestazioni pubbliche, un gesto doveroso di rispetto verso una famiglia che piange un uomo di soli 38 anni, ma anche il segno tangibile di una ferita collettiva che non si rimargina facilmente -3-8. “Ci stringiamo in un abbraccio sincero alla famiglia, profondamente addolorati e sgomenti – si legge nella nota ufficiale del Comune –. Chi ha osato fare questo gesto ha ferito gravemente anche tutta la nostra comunità“ -2.

Sul fronte investigativo, i carabinieri hanno passato al setaccio la scena del delitto, concentrandosi in particolare sulle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Sembra che la coppia, dopo l’incendio doloso dello scorso dicembre, avesse installato degli impianti di sorveglianza, e gli inquirenti stanno ora verificando se quei dispositivi possano avere registrato immagini utili a identificare il killer o eventuali complici -6-9. L’ipotesi che l’agguato sia stato meticolosamente pianificato, con il killer che conosceva le abitudini della vittima e sapeva come muoversi nell’oscurità, è al centro delle valutazioni del pm. Ma mentre la macchina giudiziaria cerca risposte, resta sospesa la domanda che Manuela Porcheddu ha affidato al suo post, quella di un amore che continuerà a esistere nonostante tutto: “Tonino Pireddu, sei e sarai per sempre l’amore puro e sincero di cui questo mondo ha bisogno“ -4.

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