Putin prepara la vendetta su Kiev, mentre cresce l’ansia per una risposta nucleare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le telefonate tra Washington, Mosca e la Santa Sede, intercorse mercoledì scorso, hanno reso evidente ciò che finora era solo un sospetto: l’attacco coordinato dall’Sbu ucraino contro basi aeree strategiche russe ha spinto il Cremlino a valutare una reazione senza precedenti. Definendo l’operazione "terroristica", il Comitato investigativo russo ha lasciato trapelare un livello di tensione che, dall’inizio del conflitto, non si era mai registrato. Se da una parte Vladimir Putin mantiene un silenzio carico di minacce, dall’altra personalità come Keith Kellogg, inviato della Casa Bianca per l’Ucraina, non escludono il rischio di un’escalation nucleare.

L’attacco, ribattezzato "Operazione Ragnatela", ha colpito decine di velivoli, tra cui bombardieri Tu-95 e Tu-22M, oltre a un aereo da ricognizione An-50, infliggendo un duro colpo alla capacità strategica di Mosca. Sebbene Pavel Podvig, esperto di forze armate russe, escluda una rappresaglia atomica, le dichiarazioni dello stesso Putin – che ha avvertito persino Donald Trump – lasciano intendere che la risposta sarà comunque devastante.

Intanto, Volodymyr Zelensky continua a sorprendere: dopo il blitz che ha distrutto 41 bombardieri, l’Ucraina ha colpito il ponte di Crimea e, pochi giorni dopo, alcuni sistemi missilistici Iskander vicino a Klintsy. Una serie di azioni che dimostrano come Kiev, lungi dall’essere piegata, sia capace di portare la guerra in territorio russo. Ma ogni successo militare allontana la pace, perché Putin ha già promesso una reazione "durissima".

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