L’Italia e quel jolly geopolitico: la Fifa studia il “super playoff” per il posto dell’Iran

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La geometria variabile dei gironi di Coppa del Mondo, di solito, si consuma solo sul rettangolo verde. Stavolta, però, il destino di una delle nazionali più titolate, l’Italia, appunto, è appeso a un filo che tiene insieme bombe, veti e trattative fallite a Islamabad. A meno di due mesi dal calcio d’inizio, la partecipazione dell’Iran alla rassegna organizzata da Stati Uniti, Canada e Messico è una scacchiera diplomatica sulla quale la Fifa, suo malgrado, si trova a giocare una partita che non aveva preventivato. E se Teherán dovesse davvero disertare l’appuntamento, il regolamento scrive una frase che in via di rito suona come un’apertura a tutto campo: “La Fifa deciderà a sua esclusiva discrezione”. Una clausola, la 6.7, che rimette ogni potere nelle mani del massimo organismo calcistico e che, per l’Italia eliminata dalla Bosnia ai calci di rigore, potrebbe trasformarsi in una ancora di salvezza tanto imprevista quanto contestata.

L’intreccio tra pallone e diplomazia che blocca l’Iran

Il nodo non è solo sportivo, naturalmente. Gli Stati Uniti, paese guida dell’evento insieme ai due vicini nordamericani, hanno in corso un conflitto aperto con la Repubblica Islamica, fatto di bombardamenti settimanali e di una leadership politica decimata. Il governo di Teherán, attraverso le parole del ministro dello Sport Ahmad Donyamali, ha definito “moralmente squilibrate” le dichiarazioni di Donald Trump – presidente in carica ormai da oltre un anno – e ha ribadito con fermezza di non voler mettere piede su suolo statunitense. La richiesta, avanzata dalla federazione iraniana, era quella di trasferire le tre partite del girone (contro Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto) in Messico, magari allo stadio Azteca. Ma la risposta di Gianni Infantino è stata lapidaria: le partite si giocheranno dove stabilito dal sorteggio, e non si cambia nemmeno una virgola del programma logistico. Un rifiuto, questo, che ha lasciato il regime di fatto con un’unica scelta: piegarsi o ritirarsi, con tutto il peso politico che ne deriverebbe.

Il piano B della Fifa e l’affare Rai

A Zurigo, però, l’attesa non è contemplata. Secondo le ultime indiscrezioni raccolte dalla stampa internazionale, la Fifa avrebbe già attivato un “piano B” per tamponare il vuoto che si creerebbe nel Gruppo G. L’ipotesi più accreditata non è quella di un semplice ripescaggio a tavolino della migliore esclusa, bensì l’organizzazione di un “super playoff” last minute. Vi prenderebbero parte quattro squadre: due provenienti dall’Europa (presumibilmente Italia e Danimarca, le meglio piazzate nel ranking che non ce l’hanno fatta) e due dall’Asia (si parla degli Emirati Arabi e dell’Oman). Un mini torneo secco, forse da giocare in campo neutro, per assegnare l’ambito lasciapassare. Uno scenario che fa tremare i polsi non solo ai tifosi, ma anche ai vertici della Rai. L’azienda di Stato, che ha acquisito i diritti per 35 partite della competizione (inclusa la copertura totale delle partite degli azzurri, se presenti), rischia di dover mandare in onda un Mondiale senza la squadra più seguita dal pubblico, vanificando un investimento multimilionario. La speranza, più o meno dichiarata, è che Infantino – che proprio in questi giorni cerca di fare da ponte tra le parti – riesca laddove i diplomatici hanno fallito.

Il rebus della “discrezionalità” Fifa

Ma attenzione: anche in caso di forfait, non è affatto scontato che la maglia azzurra sia quella chiamata a sostituire quella persiana. L’articolo 6.7, come spiegato anche dal Corriere dello Sport, lascia la Fifa completamente libera di scegliere. E qui si apre il vaso di Pandora delle preferenze continentali. Diversi analisti ritengono più equo che, essendo uscita una squadra asiatica, si ripeschi un’altra nazionale asiatica (l’Iraq, ad esempio, o gli Emirati Arabi). Una posizione, quest’ultima, sostenuta anche dal ministro per lo Sport italiano Andrea Abodi, il quale ha recentemente dichiarato di non augurarsi un ripescaggio “di favore”, definendolo poco realistico e comunque dannoso per l’immagine. Al momento, la palla passa a Teherán: entro poche settimane dovrà arrivare una risposta definitiva. Fino ad allora, la voce di un possibile ritorno dell’Italia nel tabellone di Canada-Usa-Messico resterà un’eco insistente, destinata ad amplificarsi o a spegnersi definitivamente al primo cenno di una tregua.

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