L’Iran alza il muro: “Solo in Messico o niente Mondiali”. La Fifa al bivio, l’Italia sogna il ripescaggio
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Redazione Sport
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Il congelamento della crisi diplomatica non ha scongelato, evidentemente, la posizione della Repubblica islamica. Anzi, a distanza di settimane dalle prime avvisaglie, Teheran raddoppia la posta in gioco: la nazionale di calcio, il celebre Team Melli che annovera tra le sue fila l’ex attaccante dell’Inter Mehdi Taremi, non scenderà in campo sul suolo statunitense neppure per la fase a gironi della Coppa del Mondo, in programma tra poco più di due mesi. La condizione, ribadita con una fermezza che lascia poco spazio a interpretazioni, è una sola: trasferire i tre match previsti in California e nello Stato di Washington in Messico, o addio alla rassegna iridata. Una minaccia che a Zurigo, negli uffici della Fifa, hanno smesso ormai da giorni di considerare una semplice bravata retorica.
Il nodo, infatti, non è più solo politico – sebbene le tensioni tra Washington e Teheran restino altissime, con Trump alla Casa Bianca ormai da più di un anno in un clima di permanente escalation – ma è diventato una questione di scadenze regolamentari e, per l’Italia, di speranza. La federazione iraniana, attraverso il proprio ministro dello Sport Ahmad Donyamali, ha chiarito che “la richiesta di spostare le partite in Messico è ancora valida” e che, nonostante la mancata risposta ufficiale, la squadra si terrà pronta. Tuttavia, la decisione finale spetta ai vertici del governo: “Le garanzie di sicurezza fornite dagli Stati Uniti – ha spiegato il ministro – sono tutt’altro che scontate, e se non arriveranno, la probabilità di vederci in campo è bassissima”. Una dichiarazione che di fatto scarica sulla Fifa l’onere di trovare una soluzione che, al momento, appare tecnicamente complessa e diplomaticamente impraticabile.
La deadline del 12 maggio e il regolamento che non lascia scampo
Sullo sfondo di questo braccio di ferro, che tiene in ostaggio il calendario del Gruppo G (dove l’Iran dovrebbe affrontare Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto), si muove il regolamento della Fifa. E qui entrano in gioco i numeri, spietati e precisi. La Coppa del Mondo prenderà il via ufficialmente l’11 giugno con la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica; di conseguenza, l’articolo 6.2 delle linee guida della Fifa fissa un doppio binario sanzionatorio per chi dovesse ritirarsi. Se l’Iran comunicasse l’abbandono con un anticipo compreso tra i 30 giorni e l’inizio del torneo, la multa prevista sarebbe di 250mila franchi svizzeri. Se, invece, il ritiro avvenisse a meno di un mese dal via – e cioè dopo il 12 maggio – la sanzione salirebbe a non meno di 500mila franchi.
Questa data, il 12 maggio, rappresenta quindi il vero spartiacque. Non tanto per l’entità della penale (che per una federazione sostenuta dallo Stato iraniano sarebbe comunque affrontabile), quanto per la discrezionalità che la Fifa è chiamata a esercitare. L’articolo 6.7, infatti, concede al massimo organismo calcistico un potere quasi assoluto: “Se una federazione si ritira o viene esclusa, la Fifa deciderà a propria esclusiva discrezione, potendo sostituire la squadra con un’altra federazione”. Un’apertura che, sulla carta, lascia tutte le opzioni sul tavolo, ma che nella pratica tende a privilegiare l’equilibrio geografico dei sorteggi.
Abodi chiude le porte a un ripescaggio “facile”
Mentre i tifosi azzurri – reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva – iniziano a sognare un clamoroso ritorno in extremis, dal mondo della politica e dello sport italiano arriva una doccia fredda. Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, intervenuto a margine di un evento alla Camera, ha voluto spegnere sul nascere qualsiasi entusiasmo legato a un possibile ripescaggio dell’Italia, attualmente la squadra meglio piazzata nel ranking Fifa (dodicesima posizione) tra le escluse. “Mi sembra difficile che possa essere ripescata un’europea e non me lo auguro neanche”, ha dichiarato Abodi con tono secco, sottolineando come la qualità dei giovani italiani sia stata “mortificata” in questi anni e come la strada della qualificazione sul campo resti l’unica davvero dignitosa.
Le sue parole, che arrivano a stretto giro da quelle del presidente del Coni Giovanni Malagò (con cui Abodi ha detto di sentirsi “costantemente”), gettano acqua sul fuoco di un’eventuale trattativa politica. Abodi, pur ribadendo la stima per l’operato della fondazione Milano Cortina in ottica invernale, ha voluto distinguere nettamente la gestione organizzativa da quella sportiva: un segnale chiaro al mondo della Federcalcio, perché non si faccia illusioni su una chiamata che, se mai arriverà, dipenderà esclusivamente dalla volontà della Fifa e non certo dai meriti (o demeriti) della nazionale italiana.
L’incognita sicurezza e la mancata risposta della Fifa
A complicare ulteriormente il quadro, e a rendere meno peregrina l’ipotesi di un forfait iraniano, c’è il clima di sfiducia radicale tra le parti. L’ambasciatore iraniano a Città del Messico, Abolfazl Pasandideh, ha denunciato pubblicamente “la mancanza di cooperazione del governo americano per quanto riguarda il rilascio dei visti e il supporto logistico”. Dall’altra parte, lo stesso presidente Trump, pur dichiarando formalmente che la squadra iraniana sarebbe “benvenuta”, ha aggiunto una postilla inquietante, sconsigliando la trasferta “per la loro stessa vita e sicurezza”. Un messaggio contraddittorio – se si pensa che pochi giorni prima il presidente della Fifa Infantino aveva assicurato l’impegno di Trump per un’accoglienza sicura – che ha spinto la federazione iraniana a non abbassare la guardia.
L’opzione di trasferire le partite in Messico, però, non è solo una questione di spostare pullman e aerei. Le città designate per ospitare l’Iran sarebbero Inglewood (nei pressi di Los Angeles, dove sono previste le sfide con Nuova Zelanda il 15 giugno e Belgio il 21 giugno) e Seattle (il 26 giugno contro l’Egitto). Sganciare questi tre impegni per riallocarli in stadi messicani – già di per sé saturi di partite – richiederebbe un’operazione logistica titanica, senza contare il precedente che si creerebbe per altre nazionali eventualmente intenzionate a fare richieste simili. La Fifa, per ora, tace e osserva: ufficialmente “in contatto regolare” con tutte le associazioni, nella pratica non ha ancora fornito il via libera alla controfferta iraniana, lasciando che il countdown verso il 12 maggio scorra inesorabile.




