Rientro a fiumicino tra racconti di odissea e la coda di italiani ancora bloccati in asia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il primo scalo romano ha registrato nella serata di ieri l’arrivo di un volo Neos proveniente dall’Oriente, un velivolo che ha riportato sul suolo nazionale decine di connazionali reduci da un autentico calvario logistico. Tra questi, alcuni passeggeri hanno raccontato ai cronisti presenti in aerostazione la loro personale epopea fatta di scali intermedi e coincidenze saltate: “Saremmo dovuti rientrare martedì – ha spiegato un viaggiatore visibilmente sollevato ma provato – invece siamo tornati oggi dopo essere rimasti bloccati a Nuova Delhi”. L’uomo, nel tentativo di aggirare le maglie sempre più fitte della chiusura dello spazio aereo in Medio Oriente, ha proseguito spiegando di aver battuto tre diversi aeroporti prima di trovare una via percorribile, una tappa intermedia che lo ha portato a Colombo e quindi, passando per le Maldive, a guadagnare finalmente Roma. “Pensavo di fare la fine di Ulisse”, ha scherzato, seppur con amaro in bocca, stringendo infine i suoi bagagli.

La metafora omerica non appare poi così peregrina se si considerano le migliaia di italiani ancora sparsi per l’Asia, molti dei quali si trovano sospesi in una sorta di limbo paradisiaco che di idilliaco, al momento, conserva ben poco. Alle Maldive, ad esempio, la situazione resta critica per circa tremila connazionali, tra i quali spiccano storie di disagio come quella di una coppia di neosposi di Ferno, in provincia di Varese. Giuseppe e Mariateresa, questo i loro nomi, erano partiti il 17 febbraio per quello che doveva essere il viaggio di nozze perfetto tra lo Sri Lanka e l’arcipelago dell’Oceano Indiano, ma il riprevisto rientro a Malpensa del 2 marzo, con scalo Doha, è stato letteralmente spazzato via dalle conseguenze belliche. I due, bloccati a Malé, incarnano la frustrazione di molti: l’impossibilità di riabbracciare i propri cari e la beffa di dover attendere a proprie spese, cercando soluzioni che tardano ad arrivare.

Lo stallo nell’arcipelago e l’odissea dei toscani

Dello stesso tenore la testimonianza che arriva da un gruppo di pisani, tra cui Giacomo Scalzini, uno dei turisti attualmente in attesa nell’aeroporto di Malé. Scalzini ha confermato che questa mattina un velivolo della Neos è comunque ripartito alla volta di Fiumicino, portando con sé cinque persone appartenenti a due dei nuclei familiari originari della città toscana: tra loro anche un bambino. Per i restanti, però, l’attesa si prolunga in un limbo fatto di annunci e speranze. “Dobbiamo capire quando faranno salire altri passeggeri”, ha dichiarato, rimarcando l’incertezza che avvolge i tempi del rimpatrio. Una dinamica, questa, che si ripete con preoccupante regolarità: anche un altro connazionale, Riccardo Agostini, originario di Pistoia e partito venerdì 27 febbraio con la moglie, ha visto sfumare il giorno del ritorno, previsto per oggi, trasformando una settimana da sogno in un incubo a cielo aperto. Costretto a cercarsi un alloggio nella capitale maldiviana, Agostini attende ora un varco per poter rimpatriare.

L’emergenza, va ricordato, è stata innescata dalla repentina chiusura degli spazi aerei in Medio Oriente, conseguenza diretta dell’attacco congiunto condotto da Stati Uniti e Israele ai danni dell’Iran. Un’azione militare che ha avuto ripercussioni a catena sul traffico aereo civile, lasciando in panne migliaia di turisti. Molti di loro, come emerso dalle testimonianze raccolte, si sono visti cancellare i voli delle principali compagnie della penisola arabica, vettori che utilizzano abitualmente hub come Doha o Dubai per i collegamenti tra l’Asia e l’Europa. Una coppia di pistoiesi, ad esempio, aveva pianificato il rientro attraverso quello scalo, scoprendo poi di non avere più un biglietto valido. L’unica alternativa, per molti, è ripiegare su soluzioni di fortuna: voli con scali in India, percorsi alternativi attraverso il Caucaso, oppure attendere i charter organizzati dalla Farnesina, il cui numero di posti è però limitato rispetto alla mole di richiedenti.

Le famiglie in attesa e i costi lievitati

La situazione più paradossale, forse, la vivono proprio coloro che si trovano in località turistiche per eccellenza come le Maldive, trasformatesi in una trappola dorata. L’ironia della sorte vuole che chi era partito per godersi spiagge da cartolina e acque cristalline si trovi ora a fare i conti con bollettini di guerra e agenzie di viaggio. A Malé, infatti, non si registrano solo i disagi dei toscani: altre famiglie, tra cui alcune provenienti da Pisa, condividono il medesimo stallo. I racconti che filtrano dall’aeroporto parlano di gruppi separati: chi è riuscito a imbarcarsi stamani, chi invece resta a terra in attesa del prossimo volo utile. E mentre alcuni stringono i denti, altri si vedono costretti a esborsi imprevisti. Una famiglia ha denunciato il costo assurdo di 1.600 euro solo per il biglietto dei bambini, una cifra lievitata a causa della domanda impazzita e della ridotta offerta di posti. Un rincaro che sa di speculazione, anche se le autorità consolari invitano alla calma e a non cadere in trappole di bagarini, assicurando che sono al lavoro per garantire ulteriori rotte di rientro.

Il quadro complessivo resta quindi drammaticamente fluido: migliaia di italiani restano parcheggiati in scali e resort asiatici, in attesa di capire se e quando potranno riabbracciare i propri familiari. L’unica certezza, al momento, è che il conflitto in Medio Oriente ha riaperto vecchie ferite e creato nuove emergenze umanitarie, costringendo persone comuni a trasformarsi in improvvisati esploratori di rotte di fuga. E mentre le diplomazie lavorano, i turisti continuano a fare i conti con pernottamenti extra e biglietti acquistati in fretta e furia, nella speranza che l’orizzonte, presto, torni a schiarirsi.

Description: Italiani bloccati in Asia dopo l'attacco all'Iran: primi rientri a Fiumicino tra racconti di viaggi infiniti. Alle Maldive migliaia in attesa.

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