Il menù pasquale degli astronauti Artemis, tra gamberi e rianimazione nello spazio

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è chi, per celebrare la Pasqua, si ritroverà attorno a un tavolo imbandito – magari con qualche tradizione regionale che si perde nei ricordi d’infanzia – e c’è chi, invece, quel giorno lo vivrà a bordo di una navicella Orion, sospeso a metà strada tra la Terra e la Luna. Gli astronauti della missione Artemis II della Nasa, in questi giorni, hanno raccontato un aspetto tanto inedito quanto domestico della vita nello spazio: il cibo. Lo hanno fatto durante una videochiamata con l’Agenzia Spaziale Canadese (CSA), rispondendo alle domande di alcuni giovani canadesi che evidentemente non si accontentavano di sapere come si allaccia una cintura in assenza di gravità.

Un cocktail di gamberi in orbita, tra confezioni sigillate e pranzi senza volume

La specialista di missione Christina Koch, con la naturalezza di chi ormai considera il vuoto siderale un semplice sfondo, ha mostrato alcune delle confezioni che compongono il menù pasquale degli equipaggi. Tra queste spiccano un cocktail di gamberi – preparazione che da sola basterebbe a far sorridere chi pensa al cibo spaziale come a semplici tubetti di purea – e il classico “mac and cheese”, quel piatto americano capace di evocare più di una nostalgia domestica. Ogni alimento, come si può intuire, viaggia sigillato in buste termostabilizzate o liofilizzate, pronte a essere reidratate o riscaldate in condizioni che sfidano qualsiasi manuale di cucina tradizionale. E non si tratta solo di nutrimento: in un ambiente dove ogni grammo è conteggiato e ogni oggetto va ancorato, persino il gesto di aprire una busta di gamberi diventa una piccola coreografia studiata.

Rianimazione a gravità zero, con corpi che galleggiano e spazi ridotti

Non c’è solo il cibo, però, a tenere banco nella lunga crociera di Artemis II – che ha ormai superato i due terzi del viaggio verso il nostro satellite. Durante la stessa diretta, il comandante Reid Wiseman e lo specialista Jeremy Hansen hanno offerto una dimostrazione tanto singolare quanto tecnicamente seria: una sequenza di rianimazione cardiopolmonare (CPR) eseguita all’interno della capsula Orion. Lo spazio è talmente angusto che i due corpi, muovendosi a fatica tra strumenti e paratie, sembravano quasi danzare in un abbraccio maldestro; eppure, hanno completato l’esercizio con uno spirito che la Nasa non ha esitato a definire “vivace”. La compressione toracica, in assenza di peso, perde ogni riferimento terrestre: non si può contare sulla gravità per spingere il torace, né ci si può appoggiare a un pavimento stabile. Così, ogni manovra diventa un esercizio di galleggiamento controllato, con i fianchi che tendono a sollevarsi e le braccia che devono trovare un punto di forza inesistente.

Giovani canadesi in videochiamata, tra domande curiose e risposte tecniche

L’intero scambio con l’Agenzia Spaziale Canadese ha avuto il sapore di una lezione a distanza, senza retorica ma con molta sostanza. I ragazzi, collegati da terra, hanno potuto vedere con i propri occhi come si maneggia un cocktail di gamberi senza che i gamberi finiscano a vagare per la cabina, e come due adulti in tuta spaziale riescano a simulare un’emergenza medica in un ambiente dove persino piegare un gomito richiede un calcolo. La missione Artemis II, va ricordato, non è ancora sbarcata sulla Luna: si tratta di un volo di addestramento e verifica, una sorta di grande prova generale prima dei tentativi di allunaggio delle missioni successive. Eppure, gesti come quelli mostrati da Koch, Wiseman e Hansen raccontano forse più di mille comunicati stampa: la normalità straordinaria di chi ha fatto dello spazio la propria routine, senza dimenticare che, ogni tanto, un piatto di pasta al formaggio o un gambero in salsa rosa possono fare la differenza tra un giorno qualunque e un giorno di festa, anche a 400 mila chilometri da casa.

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