Gattuso punta su Kean-Retegui a Zenica, il caso dell’impianto e il rebus ripescaggio
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Redazione Sport
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La vigilia, per quanto nervosa, lascia spazio alla concretezza del campo. È questa l’atmosfera che si respira a Zenica, dove il Bilino Polje si prepara ad accogliere una sfida che per l’Italia vale molto più di una semplice partita di calcio: vale un posto alla Coppa del Mondo 2026. Il commissario tecnico, dopo giorni di valutazioni, ha sciolto le ultime riserve e ha deciso di puntare sulla coppia offensiva formata da Kean e Retegui, affidando loro il compito di scardinare la difesa bosniaca. Dall’altra parte, il tecnico di casa Barbarez risponde con il suo tandem d’attacco più esperto, quello composto da Dzeko e Demirovic, in quella che si preannuncia come una battaglia tattica di alto profilo.
A osservare il match dagli spalti ci sarà anche Luciano Buonfiglio, il presidente del Coni, intercettato durante il volo che lo ha portato in Bosnia. Le sue dichiarazioni, rilasciate con il piglio di chi conosce i meandri del potere sportivo internazionale, hanno subito acceso un dibattito parallelo a quello strettamente tecnico. Criticando senza mezzi termini l’impianto bosniaco, ha definito il Bilino Polje un “teatro non molto confortevole”, esprimendo addirittura la propria meraviglia – o forse il proprio disappunto – per il fatto che la federazione internazionale consenta lo svolgimento di una gara di tale importanza in strutture simili. Il clima, secondo il numero uno del Coni, non deve però diventare una scusante; anzi, ha voluto trasformare l’ostilità ambientale in un ulteriore stimolo per la squadra, sottolineando come “quando bisogna guadagnarsi il posto ai Mondiali non bisogna aver paura di nulla”.
Il senso di rivincita di Zenica e il valore antropologico della sfida
Ma non è solo di schemi e formazioni che si vive in questa città industriale della Bosnia. C’è un’eco più profonda, quasi sociale, che avvolge l’evento. Gianluca Candiani, antropologo e docente che ha vissuto per un anno a Zenica frequentando assiduamente proprio lo stadio di oggi al centro dell’attenzione, offre una chiave di lettura che va oltre il rettangolo verde. A suo dire, si respira un “senso di rivincita” palpabile tra la gente del posto. Un senso che non deriva soltanto dalla posta in palio, bensì dall’identità dell’avversario. Potersi giocare l’accesso al mondiale non contro una nazionale come il Galles o l’Albania, ma contro l’Italia, rappresenta per la Bosnia una sorta di consacrazione, un incontro che carica la partita di significati simbolici che solo chi ha vissuto le complesse dinamiche balcaniche può comprendere appieno.
Le assenze eccellenti e il rebus del regolamento Fifa
Mentre la squadra si prepara allo spareggio decisivo, in programma martedì 31 marzo, l’attenzione dei tifosi si è concentrata anche su chi non ci sarà. Le assenze di Zaniolo, Orsolini e Bernardeschi, quest’ultimo fuori rosa per scelta tecnica già da diversi giorni, hanno alimentato interrogativi. La lista diramata dal ct ha infatti escluso questi tre elementi, lasciando i sostenitori a interrogarsi sulle motivazioni di queste decisioni, che restano confinate nelle scelte strategiche dello staff tecnico senza ulteriori chiarimenti ufficiali.
A complicare il quadro psicologico della vigilia si aggiunge poi una possibilità tanto remota quanto affascinante, che aleggia sui margini del regolamento della Fifa. L’eventualità di un ripescaggio in caso di sconfitta contro la Bosnia, sebbene considerata altamente improbabile, non è del tutto inesistente. La porta verso questa paradossale possibilità si aprirebbe soltanto in uno scenario specifico: la qualificazione ai mondiali dell’Iran, già certa, potrebbe sfumare in caso di ritiro della federazione persiana. Una situazione di stallo istituzionale che, se dovesse concretizzarsi, aprirebbe scenari di ripescaggio a tavolino per la nazionale sconfitta a Zenica. Un rebus burocratico che, per quanto complesso, rappresenta comunque una variabile in grado di influenzare la percezione stessa del rischio, anche se il pensiero di tutti resta concentrato sulla necessità di ottenere il pass direttamente sul campo, senza dover ricorrere a eventuali e improbabili ripescaggi.




