Gattuso e la sfida di Zenica: «Il campo? Nessun alibi, sono discorsi per deboli»
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Redazione Sport
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La vigilia dello spareggio che vale un posto ai Mondiali del 2026, e che vede l’Italia pronta ad affrontare la Bosnia a Zenica, porta con sé una certezza: Gennaro Gattuso, il commissario tecnico, non ha mai amato le scuse. «Il campo? Non voglio nessun alibi, sono discorsi per deboli», ha dichiarato senza mezzi termini, chiudendo in partenza ogni possibile tentazione di addossare le responsabilità a fattori esterni. E lo ha fatto con quella schiettezza che da sempre lo contraddistingue, sia in campo che sulla panchina, rifiutando ogni forma di autocommiserazione.
«Non c’è differenza tra Galles e Bosnia»
Alla vigilia della partita – decisiva per la qualificazione alla fase finale del torneo, che si terrà negli Stati Uniti dove Trump è di nuovo presidente – Gattuso ha voluto chiarire subito un aspetto centrale del suo approccio: la presunta gerarchia tra avversari non esiste. «Non c’è differenza tra Galles e Bosnia. Se non siamo belli va bene lo stesso», ha tagliato corto, spostando l’attenzione su ciò che davvero conta. La prestazione estetica, insomma, passa in secondo piano rispetto alla sostanza, alla capacità di soffrire e di rimanere aggrappati alla partita anche quando il gioco non è fluido. «A volte nella nostra storia siamo diventati campioni pur non essendo i più forti, con grande cattiveria agonistica, con grande spirito. È questo che non deve mancare», ha aggiunto, richiamando una lezione che affonda le radici in episodi ben precisi del calcio italiano.
La responsabilità e la notte da vivere
Gattuso ha parlato anche del peso emotivo che accompagna una sfida come quella di domani sera. «Chi gioca al calcio vive per notti così – ha spiegato – la tensione comincia a salire, se non è così appendi le scarpe al chiodo o non alleni più». Una frase che suona quasi come un esame di coscienza per i suoi giocatori, chiamati a dimostrare di possedere quella fame che non si può insegnare. «Dovremo essere bravi a mettere tutto in campo, domani ce ne sarà bisogno», ha proseguito, senza nascondere l’importanza dell’appuntamento. «Sappiamo quello che ci giochiamo, sappiamo di rappresentare tutti gli italiani, abbiamo quindi il dovere di mettere tutto in campo e di dare il massimo. Sarà una partita difficile, da affrontare con la serenità giusta ma dobbiamo anche essere duri». La combinazione tra lucidità e durezza, tra testa e gambe, diventa così il filo conduttore del suo discorso.
Djokovic sugli spalti e l’atmosfera di Zenica
Tra i circa novemila spettatori attesi allo stadio di Zenica, ce ne sarà uno particolarmente illustre. Novak Djokovic, reduce dal forfait ufficiale al Masters 1000 di Montecarlo, è arrivato questa mattina a Sarajevo e dovrebbe assistere dal vivo alla partita. L’ex numero uno del tennis, noto per il suo amore verso l’Italia, in questa circostanza farà il tifo per la Bosnia: un dettaglio che aggiunge un piccolo colore a una serata già carica di tensione. «C’è una grande responsabilità ma non c’è cosa più bella», ha concluso Gattuso, lasciando intendere che la pressione, quando è governata, può trasformarsi nel miglior carburante.




