La tregua fantasma: raid israeliani su Beirut e la rete di tunnel nascosta nel castello

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gerusalemme – La fragilità del nuovo cessate il fuoco tra Israele e Libano, annunciato solo pochi giorni fa dopo l’intensificarsi delle ostilità, si è manifestata plasticamente con le colonne di fumo che si sono alzate dai sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte del movimento sciita Hezbollah.

L’aviazione israeliana, in una dichiarazione congiunta del primo ministro Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa Israel Katz, ha rivendicato l’attacco come una risposta diretta al lancio di due razzi da parte del Partito di Dio verso il nord dello stato ebraico; razzi che, va detto, sono stati prontamente intercettati dai sistemi di difesa aerea, non causando vittime sul territorio israeliano ma rompendo di fatto la tregua appena siglata.

L’obiettivo dichiarato, nello specifico, era un “centro di comando terroristico” nel denso quartiere di Dahieh, un’area dove la presenza militare del gruppo armato è storicamente più radicata e dove, secondo fonti locali citate dall’emittente saudita al Hadath, l’edificio colpito sarebbe stato fortunatamente vuoto, riducendo il rischio di un elevato numero di vittime.

Il costo umano dell’operazione e le ambiguità del cessate il fuoco

Sebbene l’attacco nel cuore della capitale libanese abbia attirato gran parte dell’attenzione mediatica, sono le operazioni condotte parallelamente nel sud del Libano a far emergere la complessità e le contraddizioni di questo conflitto ormai cronico. Secondo l’esercito libanese e l’Agenzia nazionale dell’informazione, i raid israeliani di sabato hanno causato una strage che ha coinvolto anche le forze regolari di Beirut: almeno quattordici persone hanno perso la vita in varie incursioni, tra cui tre militari che viaggiavano a bordo di un veicolo sulla strada Khardali-Kfar Tebnit.

Un attacco, quest’ultimo, che ha ucciso un generale di brigata, un capitano e un altro soldato, suscitando la dura reazione del presidente libanese Joseph Aoun; il capo dello stato ha parlato di una “flagrante violazione della sovranità” nazionale, mentre Nabih Berri, presidente del Parlamento, ha respinto al mittente le scuse tecniche di Israele (Tel Aviv ha aperto un’indagine interna parlando di un “veicolo sospetto” in una zona di guerra attiva), definendo l’accaduto come un crimine deliberato e non un tragico errore.

La scoperta dei tunnel sotterranei sotto il castello di Beaufort

Parallelamente agli scontri aerei e ai raid che insanguinano la frontiera, l’esercito israeliano ha deciso di mostrare i risultati di un’operazione di terra più silenziosa ma forse ugualmente significativa, diffondendo un video che ritrae un’imponente rete di tunnel sotterranei utilizzata da Hezbollah proprio sotto il castello di Beaufort.

Questa fortezza, risalente all’epoca delle Crociate e arroccata su una collina strategica nel sud del Libano, è stata recentemente riconquistata dai soldati dello stato ebraico, che hanno così ristabilito il controllo su una posizione dominante sulla cosiddetta “falcata della Galilea”, a soli sei chilometri dal confine con la città israeliana di Metula.

I militari hanno spiegato che l’obiettivo dell’operazione nel castello, condotta dopo una lunga fase di pianificazione, era proprio quello di smantellare un’infrastruttura sotterranea complessa, costruita e finanziata dall’Iran per oltre un decennio; al suo interno, le truppe avrebbero trovato vere e proprie stanze di comando, alloggi, sistemi idrici ed elettrici, nonché un arsenale che includeva lanciamissili anticarro.

Le vittime collaterali nella regione centrale israeliana

Mentre il fronte settentrionale con il Libano resta incandescente nonostante la tregua negoziata a Washington, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dovuto rivolgere la sua attenzione anche alla cosiddetta “regione centrale” del paese, un’area che solitamente vive situazioni di sicurezza più tranquille rispetto al confine con la Striscia di Gaza o con il Libano.

Proprio in queste ore, una serie di attacchi a colpi d’arma da fuoco hanno colpito alcune città nei pressi della Cisgiordania occupata, causando almeno una vittima tra i civili e cinque feriti, gettando nello scompiglio le comunità locali.

Intervenendo sulla vicenda, Netanyahu ha sottolineato lo sforzo costante delle forze di sicurezza (esercito, Shin Bet e polizia) che, sebbene riescano a sventare “centinaia di attacchi ogni anno”, non possono purtroppo ergere un muro invalicabile contro la minaccia terroristica; il premier, forte di questa durezza, ha ribadito l’impegno di Israele a “combattere il terrorismo su tutti i fronti”, un mantra che nella realtà dei fatti si traduce in una vigilanza costante ma mai perfetta, con il prezzo del sangue che continua a essere pagato da entrambe le parti in conflitto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.