Tirreno-Adriatico, la regina incorona Del Toro: il messicano vince a Camerino e ipoteca la corsa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una folla festante, radunatasi sin dalle prime ore della mattina in una piazza del Popolo baciata da un sole già primaverile, ha salutato il passaggio dei corridori della Tirreno-Adriatico, pronti ad affrontare quella che negli ordini di corsa era già stata battezzata come la “tappa regina”, la sesta frazione con partenza da San Severino Marche e arrivo a Camerino. Sul palco dello Start Village, allestito all’ombra del Municipio, a fare gli onori di casa è stata proprio la prima cittadina, Rosa Piermattei, accogliendo non solo i campioni del ciclismo mondiale ma anche le migliaia di appassionati giunti da ogni angolo della regione per assistere dal vivo allo spettacolo. Un entusiasmo, quello palpabile tra la gente, che trovava la sua ragion d’essere nelle caratteristiche di una frazione, 189 chilometri percorsi interamente nella provincia di Macerata, disegnata per disegnare la classifica definitiva in vista della passerella finale di San Benedetto del Tronto. E se il percorso, con i suoi quattromila metri di dislivello e le insidie del Sassotetto prima e del muro della Madonna delle Carceri poi, prometteva scintille, il copione andato in scena sull’asfalto marchigiano non ha tradito le attese, regalando una battaglia all’ultimo metro tra i giovani leoni di questa edizione.

La cronaca di una sfida generazionale

La corsa, viva e pugnace sin dai primi chilometri, ha visto subito la fuga di sette coraggiosi, tra i quali spiccava il nome di Filippo Ganna, e il controllo a distanza da parte di un gruppo che non ha mai concesso troppo margine. È stato però sul finale, quando il tracciato ha cominciato a inerpicarsi verso le rampe durissime che portano a Camerino, che la gara ha cambiato volto. L’atteso duello annunciato alla vigilia tra il messicano Isaac Del Toro, leader in maglia azzurra, e il giovane marchigiano Giulio Pellizzari, sulle strade di casa, si è trasformato in un a corpo emozionante. Pellizzari, spinto da un tifo assordante e forse dal desiderio di riscattare una giornata non brillante come quella precedente, ha sferrato due attacchi decisi e puliti, nel tentativo di scrollarsi di ruota il rivale. Del Toro, però, ha risposto con la freddezza e la maturità di un veterano, lasciando che fosse il compagno di squadra e il ritmo impresso dal gruppo a ricucire lo strappo, per poi piazzare a sua volta la stoccata decisiva.

L’acuto decisivo sul muro della Madonna delle Carceri

L’accelerazione che ha deciso le sorti della sesta tappa è arrivata quando mancavano meno di cinquecento metri all’arrivo, su quelle pendenze che toccano il diciotto per cento e che hanno fatto da cornice all’esplosione di Del Toro. Il messicano della UAE Team Emirates-XRG, classe 2003, ha aspettato il momento propizio, ha misurato le forze residue dei compagni d’avventura e poi ha innestato il rapporto più duro, scattando in piedi sui pedali con una potenza che non ha lasciato scampo. Nessuno, in quel frangente, ha potuto replicare: il norvegese Tobias Halland Johannessen, della Uno-X Mobility, ha dovuto accontentarsi della piazza d’onore, giungendo al traguardo con tre secondi di ritardo, lo stesso distacco accusato dallo statunitense Matteo Jorgenson, terzo. Per il messicano, che già aveva assaporato la maglia di leader nei giorni precedenti, è la prima vittoria in una corsa di questo prestigio, un successo che sa di consacrazione definitiva.

La classifica generale si comprime verso il finale

Con questa affermazione, Del Toro non solo ha messo in cassaforte la vittoria di tappa, ma ha anche inferto un colpe ben precisi agli inseguitori nella graduatoria generale. L’ordine d’arrivo, con Johannessen secondo e Jorgenson terzo, ha giocato a favore di Pellizzari per una manciata di secondi: il corridore di casa, giunto quarto a nove secondi dal vincitore, ha infatti beneficiato degli abbuoni per aver piazzato il suo attacco, riuscendo a conservare la seconda posizione in classifica. Lo segue ora Jorgenson, staccato di quarantatré secondi, mentre il norvegese Johannessen è quarto a un minuto e quindici secondi. Più staccati, ma pronti a cogliere eventuali passi falsi nella volata finale di domani, ci sono nomi come Primoz Roglič e Giulio Ciccone. La frazione conclusiva, la Civitanova Marche-San Benedetto del Tronto, non presenterà le insidie altimetriche viste oggi e salvo sorprese dell’ultima ora, il traguardo dovrebbe sorridere ai velocisti, consegnando di fatto la Corsa dei Due Mari nelle mani di Isaac Del Toro.

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